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Crimini impuniti

Il 3 gennaio di quest’anno si sono svolte imponenti manifestazioni a Baghdad e in tutto l’Iran per ricordare l’assassinio del generale Qasem Soleimani avvenuto 2 anni fa nella città irachena per mezzo di un drone che agì direttamente su ordine dell’allora presidente yankee Donald Trump.
Un episodio che accadde mentre l’Iraq stava richiedendo ufficialmente l’abbandono delle truppe statunitensi dal proprio territorio, un vero e proprio atto terroristico che colpì una delle maggiori personalità iraniane.
Chi era Solemaini?
Dal 1998 era il comandante in capo delle forze al-Quds, un corpo speciale delle “Guardie della Rivoluzione” iraniane specializzato nelle operazioni all’estero e che rispondeva direttamente al leader supremo, quindi nei fatti il numero due della Repubblica islamica iraniana.
Soleimani ha avuto un ruolo chiave nella lotta a ISIS Daesh ed è stato colui che è riuscito a coordinare le milizie sciite in Libano, Siria, Iraq e Iran.
Precedentemente era poco noto e preferiva muoversi nell’ombra fin da  quando nel 2001 gli Usa iniziarono a bombardare e ad invadere il vicino Afghanistan.
Durante il conflitto tra Israele ed Hezbollah libanesi nel 2006 coordinava gli attacchi nel paese dei Cedri e contribuì alla vittoria anche dei palestinesi nell’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza assediata tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009.
Ha anche svolto un ruolo di primo piano nell’organizzazione di Al-Hashad Al-Shabi – che fa parte delle forze armate irachene – e della Forza di difesa nazionale, un’unità formata nel 2012 e organizzata per conto del presidente siriano Bashar al-Asad, come una componente volontaria di riserva part-time dell’esercito siriano. Le sue forze, che andarono nei due paesi su richiesta ufficiale dei governi siriano e iracheno, impedirono la caduta di Damasco e Baghdad.
Il generale Soleimani prima di essere assassinato stava occupandosi della trattativa tra le diverse fazioni nella formazione del nuovo governo iracheno.
Per gli iraniani e il resto degli sciiti mediorientali è stato l’uomo in grado di conciliare interessi contrastanti riducendo, nei fatti, l’influenza yankee nella regione. È per questo che è stato eliminato ed è per questo che nel proprio paese, e non solo, rappresenta un esempio.
Questa settimana il rappresentante permanente dell’Iran all’ONU, Majid Takht Ravanchi, ha chiesto ufficialmente di procedere contro U.S.A. e Israele che a più riprese hanno rivendicato l’organizzazione e l’attuazione dell’attentato terroristico. Una richiesta che, verosimilmente, cadrà nel vuoto.
L’ennesimo crimine che non verrà punito dagli organi internazionali al soldo di Washington, ma che contribuirà a rendere la vita ancor più difficile agli assassini a stelle e strisce.

Red6