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Parola alla Palestina

Una famiglia (un popolo) contro l’apartheid

Mohammed El-Kurd è uno scrittore e poeta palestinese che ha guadagnato improvvisa fama sui social network pubblicando un video in cui la sua gemella, la giovane Muna chiedeva ad un ebreo originario di Long Island, che da dieci anni occupava parte della casa della famiglia El-Kurd nel quartiere di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme Est: “Ehi Yacub, lo sai che questa non è casa tua, che stai rubando casa nostra”. Lui rispose: “Se non la rubo io, la ruberà qualcun altro”.
Da questo video sono partire varie iniziative digitali che cercano di cambiare la narrazione sulla rapida e inesorabile colonizzazione illegale dei territori palestinesi, svelando che non si tratta di una semplice lotta tra vicini, ma di un preciso piano di sostituzione etnica a Gerusalemme Est.  Fin da bambini i due gemelli El-Kurd hanno contestato la narrazione dominante sulla questione palestinese dimostrando nei fatti, al contrario di quello che speravano i sionisti, che i giovani palestinesi non dimenticano soprusi e le angherie subiti dalle proprie famiglie.
In un documentario del 2008, quando Mohammed e Muna avevano 11 anni, si vede un gruppo di coloni israeliani che irrompe con violenza in casa El-Kurd. La casa costruita dal padre di Mohammed e Muna per accogliere la famiglia numerosa non ha ottenuto l’autorizzazione dello stato israeliano. La corte israeliana la mette quindi a disposizione dei coloni venuti dagli Stati Uniti tramite organizzazioni private che li sostengono finanziariamente.  Un giovane Mohammed chiede: “Com’è possibile che non abbiamo il diritto di viverci senza permesso, mentre i coloni, che non hanno il permesso, possono?”.
I palestinesi nati a Gerusalemme Est, infatti, devono chiedere il permesso di soggiorno come se fossero stranieri, mentre i coloni appena arrivati dagli Stati Uniti hanno diritto immediato alla residenza. Questa disuguaglianza sancita dalla legge, e formulata in base all’origine etnica e religiosa, è uno dei motivi per cui l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem e l’ong statunitense Human rights watch hanno denunciato Israele per apartheid.
Mohammed, allora, decise di diventare un avvocato impegnato nella difesa dei diritti umani, ma oggi ha capito che il vocabolario giuridico è usato per mettere a tacere la coscienza, senza il reale intento di ristabilire la giustizia.
Il 29 novembre 2021 Mohammed El-Kurd ha parlato per una decina di minuti all’assemblea delle Nazioni Unite in occasione della “Giornata internazionale in solidarietà con il popolo palestinese” attaccando Israele, davanti ai brusii attoniti dei delegati, definendolo negli unici termini possibili per rappresentare la realtà, cioè sionista e colonizzatore.
L’espansione delle colonie israeliane non ha colpito Sheikh Jarrah, ma anche la vita quotidiana a Silwan, Eissawiya e Masafer Yatta, nella città occupata di Hebron” ha argomentato definendolo un autentico furto, un piano sistematico di israelizzazione dell’intera Gerusalemme. E aggiungendo che il sistema giudiziario israeliano è creato appositamente per chi beneficia del regime coloniale: “Viene in mente la parola Apartheid, ma dire che esiste un’asimmetria nella giustizia nel sistema giudiziario israeliano è un eufemismo. Quello che abbiamo tra le mani è un sistema ideologicamente guidato dal colonialismo, costruito da e per i colonizzatori”.
Ha finito accusando la comunità internazionale del silenzio che diventa complice: “La realtà che i palestinesi in 70 anni di governo sionista hanno sperimentato non è teorica. È evidente, nei tentativi di cacciarci dalle nostre case in modo che i coloni possano occuparle, con il sostegno del regime, le cui forze e politiche forniscono un sostegno violento allo sfollamento di una popolazione per installarne un’altra” e chiarendo che  non gli interessava se qualcuno si fosse offeso dalla terminologia che aveva utilizzato perché era la sola possibile e veritiera.
Il popolo palestinese, in ogni modo e con ogni mezzo, non cede e continua imperterrito, e anche contro la disgustosa complicità della cosiddetta “comunità internazionale”, la propria lotta contro il regime coloniale e razzista dei sionisti.
Con la Palestina fino alla vittoria!

Red5

(Stralci del discorso all’ONU e della storia di Mohammed El-Kurd raccolti dal web, in particolar modo Ilsussidiario.net e assopacepalestina.org)