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Scienza all'amerikkkana

Cavie si, ma solo di colore

A Gringolandia quando si è membri di minoranze etniche, seppur a parità di salario, con la stessa copertura assicurativa e la stessa patologia di un bianco è molto probabile ricevere una assistenza medica di livello peggiore.
Il razzismo è una continua nota di sottofondo nella società amerikkkana. Questo si palesa non solo negli omicidi commessi dalla polizia contro la comunità afroamericana, nei tribunali e nelle carceri, ma anche nei settori che dovrebbero essere meno permeabili alla discriminazione. A conferma di ciò, basta verificare i dati sui morti e sui contagi della pandemia da Covid-19.
Nella storia della medicina non mancano episodi di discriminazioni criminali, però quando ci si pensa il pensiero corre subito ai misfatti nazisti nei campi di concentramento ed agli esperimenti con cavie umane del dottor Mengele.
Meno noto, invece, è il caso dell’esperimento di Tuskegee (Alabama).
Per 40 anni, dal 1932 al 1972, 399 uomini neri affetti da sifilide furono osservati da un punto di vista medico: osservati sì, ma senza essere mai curati.
Nel 1932 lo Us Public Health Service (Phs) decise di condurre uno studio per capire l’evoluzione della malattia nei maschi che non avevano mai ricevuto cure. La scelta cadde automaticamente sulle comunità afroamericane presenti nel sud del paese dato che la povertà e la segregazione impedivano a queste persone di ricevere l’assistenza sanitaria.
Con l’aiuto di un’infermiera di colore (c’è sempre un infame in queste storie…) furono reclutati 399 maschi malati. A questi uomini non solo non fu spiegato che facevano parte di un esperimento sulla sifilide ma, anzi, non fu nemmeno detto che erano infetti dalla malattia.
Erano malati di qualcosa e sarebbero stati curati gratuitamente; avrebbero avuto un pasto caldo e se qualcosa andava male l’ospedale avrebbe pagato anche il funerale.
Il primo anno dello studio, alcuni uomini ricevettero i trattamenti allora conosciuti per la sifilide, ma, successivamente, i medici smisero di somministrarli per passare alla fase di follow-up: i soggetti dovevano essere studiati fino alla morte senza terapie. Inizialmente, certo, le terapie erano poco sicure, ma quando pochi anni dopo venne scoperta la penicillina gli uomini di Tuskegee avrebbero potuto essere curati. Invece, nulla fu fatto, perché l’esperimento doveva continuare.
Il risultato fu che nel 1972, quando finalmente questo orrore ebbe termine (e solo grazie allo scandalo derivato dalle notizie apparse sulla stampa), si poterono registrare 128 morti, 40 donne infettate dalle “cavie” inconsapevoli e 19 bambini nati malati.
Per questo crimine il Presidente Clinton, nel maggio 1997, fu costretto a scusarsi pubblicamente di fronte alle vittime e ai loro familiari.
Gli amerikkkani, come al solito prima ti ammazzano, ma poi si scusano e la loro coscienza (quale?) si purifica, così da poter tornare a dare lezione di democrazia, di solidarietà e di cultura al mondo intero.

M. R.