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Voto (di condominio?)

La putrefazione del sistema è un processo che non toglie nulla alla sua pericolosità ma, anzi, la aumenta. In compenso chiarisce alcuni concetti. Li mette alla luce, si intende, nella misura in cui essi erano già noti e risolti, ma omessi dall’incessante propaganda che permea l’attuale sistema economico-politico.
Parliamo, in particolare, del rito delle elezioni che rimanda subito a questioni più dirimenti come la “democrazia” e il “popolo” che analizzeremo brevemente.
Vediamo, innanzi tutto, il significato letterale di questi due termini.

Democrazia: etimologicamente significa “governo del popolo”, ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dal popolo, generalmente identificato come l’insieme dei cittadini che ricorrono in generale a strumenti di consultazione popolare (es. votazione, deliberazioni ecc.).

Popolo: Collettività etnicamente omogenea, spec. in quanto realizza o presuppone anche unità e autonomia di ordine civile e politico.

La questione interessante ai fini di una discussione che possa differenziare lotte presenti e future non è tanto l’analisi dell’astensione: oggi questa indagine viene approfondita per lo più da chi vorrebbe che gli elettori tornassero a farsi infinocchiare alle urne.
Meglio, invece, partire dall’astensionismo come elemento naturale (quindi in molti casi nemmeno cosciente) di autodifesa della collettività da coloro i quali quotidianamente svolgono il ruolo di dirigere per conto terzi l’immiserimento della maggior parte della cittadinanza.
“Popolo” è un termine interclassista, nel senso che le varie componenti che ne fanno parte esprimono interessi diversi, nella sostanza opposti e non mediabili tra loro.
Lo stesso concetto di democrazia è fallace nel momento in cui, esistendo le classi nel “popolo”, la volontà generale, non sintetizzabile, è piegata agli interessi di una sola classe particolare, cioè quella dominante, voto o non voto.
La democrazia borghese, quella che nei fatti è la democrazia oggi esistente, svela ogni giorno di più le proprie attitudini.
Tanto che oggi risultano lampanti le parole di Lenin di oltre cent’anni fa:

“La società capitalistica, considerata nelle sue condizioni di sviluppo più favorevoli, ci offre nella repubblica democratica una democrazia più o meno completa. Ma questa democrazia è sempre compressa nel ristretto quadro dello sfruttamento capitalistico, e rimane sempre, in fondo, una democrazia per la minoranza, per le sole classi possidenti, per i soli ricchi La libertà, nella società capitalistica, rimane sempre, approssimativamente quella che fu nelle repubbliche dell’antica Grecia: la libertà per i proprietari di schiavi. (…)
Marx afferrò perfettamente questo tratto essenziale della democrazia capitalistica, quando, nella sua analisi della esperienza della Comune, disse: agli oppressi è permesso di decidere, una volta ogni qualche anno, quale fra i rappresentanti della classe dominante li rappresenterà e li opprimerà in Parlamento!”

(Lenin, Stato e rivoluzione)

In un paese conservatore come l’Italia quando finisce per recarsi alle urne una netta minoranza della popolazione, questo elemento (che ripetiamo non è essenziale per l’analisi generale) certifica NEI FATTI che la foglia di fico della “volontà popolare” è, per l’appunto, un velo ipocrita che copre gli interessi imperialisti. L’influenza del voto è irrilevante per quanto concerne sia il funzionamento dello stato sia il meccanismo della rappresentanza politica.
Facendo un ulteriore passo possiamo ribadire che, nella realtà, nel sistema imperialista il metodo democratico e quello tirannico, in misura del fatto che vengono compiuti i medesimi interessi di classe, sono due diverse facce della stessa medaglia. Vengono utilizzati, scambiati, a seconda di ciò che richiede la situazione.
Finché dura converrà sempre pubblicizzare il metodo democratico, perché dà l’illusione di evitare uno sconto frontale che, invece, nella REALTÀ è sempre in atto nella società.
Chiunque, invece, aspiri al superamento della società basata sullo sfruttamento indiscriminato di esseri umani e risorse naturali dovrebbe trarre conclusioni logiche dai fatti:
a) La democrazia è un sistema che preserva gli interessi della classe dominante.
b) Per chi non fa parte della classe dominante o dei suoi servitori il voto è inutile.
c) Chi pretende di inserirsi nell’arena parlamentare (o qualunque sotto-sistema compatibile come regioni, provincie o comuni) è, a prescindere dalla propria volontà, prosecutore degli interessi dominanti anche solo per il fatto che certifica la bontà del metodo elettorale, dunque contribuisce alla copertura ideologica dell’imperialismo.
d) Di conseguenza bisogna diffidare ed avversare chiunque, singolo o organizzazione,  abbia nel nome o promuova la parola “popolo” o “democratico”.
In merito a quest’ultimo punto, contro i millantatori seriali animati dallo spirito cattolico del volontarismo, quelli che puntualmente si presentano alle elezioni chiedendo voti ai gonzi di turno e promettendo solennemente che agiranno diversamente da quelli che li hanno preceduti, proponiamo l’ultima citazione:

Ne risulta che gli individui, in virtù di determinate particolarità del loro carattere, possono influire  sulle sorti della società. Talvolta la loro influenza può essere persino molto importante. Però tanto la possibilità stessa di tale influenza, quanto le sue proporzioni vengono determinate dall’organizzazione della società, dal rapporto delle sue forze. Il carattere dell’individuo è un fattore dello sviluppo sociale solamente dove, quando e in quanto lo permettano i rapporti sociali”.
(G. Plechanov, La funzione della personalità della storia)

Red27