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Ricorsi storici

Tutto è cambiato. Nulla è cambiato. Soprattutto la mancanza di autocritica dei protagonisti (involontari) del macello di Genova nel 2001, gli “antagonisti” che celebrano l’evento con le medesime liturgie che i cattolici applicano nelle feste comandate.
Riproponiamo uno scritto che pubblicammo nel 2011 in risposta alla polemica sterile di quattro mentecatti, ma strumentale per delineare il nostro punto di vista sulla vicenda.

La Red/Azione

***

Diritto di replica


Un nostro lettore, che evidentemente tiene alla buona fama della nostra rivista molto più di quanto il signor Bersani abbia dimostrato di tenere alla dignità, alla coerenza ed all’onestà politica e non, ci informa con incolpevole ritardo che, qualche tempo fa, IL BUIO è stato chiamato in causa sulle colonne del sito-web Indymedia.org.
Per via di un articolo da noi pubblicato in cui veniva criticata la valutazione-bilancio che il centro sociale milanese Vittoria aveva fatto delle manifestazioni svoltesi a Genova dieci anni fa.
Fin qui niente di strano: un sito può riprendere un contributo pubblicato da un altro sito, e può farlo liberamente. Almeno “fra di noi”, “fra compagni”… Così come non c’è nulla di strano se un sito pubblica il contributo dei propri lettori, e se lo fa anche senza condividerne per intero lo spirito o la lettera. Ed è un po’ quello che è avvenuto nel nostro caso: un nostro lettore ci ha inviato la propria riflessione su un avvenimento di attualità (indipendentemente dal fatto che abbia avuto materialmente luogo un decennio fa), lo abbiamo ritenuto compatibile con le discriminanti fissate e rese pubbliche a suo tempo e, di conseguenza, lo abbiamo pubblicato.
Abbiamo pubblicato cioè un contributo esterno alla nostra Redazione, non un articolo della Redazione. Anche se questa precisazione – ci teniamo a sottolinearlo – non vale come presa di distanza dai contenuti dell’articolo in questione: non è questo il caso, e non è nostro costume dare spazio ad interventi esterni solo per poterne prendere poi le distanze.
Qual è allora il problema?
Il problema, se di problema si può parlare non appena si leva lo sguardo dall’osservazione dei piccoli avvenimenti del nostro ristretto ambiente a quelli ben più importanti e significativi della società in generale, è che l’articolo del nostro occasionale collaboratore ha dato vita, molto più di quanto non abbiano fatto le recenti alluvioni in Liguria, ad un’ondata di fango e di insulti che avremmo senz’altro ignorato (in fondo, gli imbecilli e gli ignoranti sono materia di educazione civica, non di polemica politica) se non tenessimo da sempre non solo alla verità, ma anche e soprattutto alla correttezza nei rapporti fra compagni, anche se di schieramenti diversi.
Prima di prendere in esame gli insulti che ci sono stati del tutto asinescamente rivolti intingendo metaforicamente la penna delle feci, una precisazione.
Non terremo conto dei poveracci che se la prendono personalmente con l’Autore del contributo pubblicato da IL BUIO. Né con chi filosofeggia a colpi di frasi-fatte e scrive che “un idiota al giorno toglie il medico di torno” (e due cosa fanno, verrebbe da chiedere al medico fallito ed all’aspirante “nuovo idiota”?!); né tanto meno con chi farnetica di “malato saputello (…) che sta a casa a masturbarsi sulla sua impotenza e spara su tutti e su tutto. Seguace di karl&ilic (…) solo un malato di mente animato da invidia (sic!) e frustrazione! Non sarai per caso un serial pirla?”: non ci hai mai fatto sbellicare dalle risate l’umorismo da caserma, soprattutto quando è alternato ai deliri di una persona che soffre di turbe sessuali, un po’ come il Superviagra Nazionale.
Non prenderemo in considerazione neppure la pubblicità gratuita dell’aspirante dentista che, in un soprassalto di machismo minaccia: “non ti conosco… ma se dovessi avere la sfortuna di venire a conoscenza delle tue fattezze mi potrò togliere la soddisfazione di farti saltare i denti” (per inciso, la minaccia del nostro sterminatore di spinelli e di bottiglioni di vino scadente imita sorprendentemente, ma non tanto, il Bossi che, celebrando la festa di Halloween in salsa padana, ammonisce i giornalisti con un perentorio ”Vi spacco la faccia!”. Poiché non pratichiamo le diverse forme di Dietrologia, “teoria dei Mandanti” compresa, immaginiamo – e speriamo – si tratti solo di una coincidenza: curiosa e preoccupante, ma pur sempre una coincidenza… O no?).
Stavamo dicendo che non abbiamo intenzione di tener conto di tutte queste farneticazioni.
Sia perché sono rivolte personalmente all’Autore dell’articolo (e dunque toccherà a lui, eventualmente, togliersi la soddisfazione di restituire al mittente le feci che gli sono state scagliate contro da chi ha confuso la lotta politica e la dialettica all’interno della Sinistra rivoluzionaria con le risse da osteria o da curva ultras); sia perché, lo confessiamo, essere accusati, peraltro immeritatamente, di “essere seguaci di karl&ilic” (immaginiamo si faccia allusione a Marx e a Lenin, anche se non possiamo sostenere di esserne certissimi: con le farneticazioni degli alcolizzati non si è mai certi di nulla) non ci offende affatto, anzi ci inorgoglisce.
Ci offendono invece alcuni giudizi su IL BUIO e sul CPU, anche se la fonte da cui provengono dovrebbe lasciarci affatto indifferenti.
Anche in questo caso ci limiteremo solo ad alcuni significativi esempi.
Incominciamo rispettando la successione cronologica del testo originario.
Incominciamo cioè da chi si domanda, in modo – pensiamo – del tutto retorico: “Ma chi siete? Sarete mica quelli del CPU…”.
La sagacia di questo primo Anonimo ci lascia esterrefatti: ad un simile pozzo di intelligenza capace di concludere che i militanti del CPU che hanno dato vita alla versione web de IL BUIO sono… del CPU va rivolto un plauso: per la (non comune) sagacia, lo ribadiamo…
A questo primo Anonimo vien subito dietro un secondo Anonimo, ai nostri lettori stabilire di qui a poco se più o meno “volpe” di quello che lo ha preceduto.
Il secondo Anonimo, stando almeno all’incipit (un po’ di latinorum non guasta, per degli “eterni fuoricorso figli di papà che affollano gli atenei milanesi”, per definirci con le parole di un altro partecipante a questo forum degno del livello intellettuale di Rita Dalla Chiesa) del suo intervento, sembrerebbe più ragionevole, per così dire. Ma solo nel senso di meno incline all’insulto gratuito e pezzente.
Secondo lui, infatti, “il loro contributo e il loro influsso organizzativo, teorico e pratico è stato se non nullo comunque marginale e non determinante in quanto quelli del buio (sic!) non sono andati a Genova senza essere in grado di organizzare nulla di alternativo..”, e via sproloquiando con sommo disprezzo dell’ortografia prima ancora che del senso del ridicolo.
In realtà, siamo qui in presenza di un caso di “inversione della logica”. Che consiste nel sentenziare che A (qui: la manifestazione a Genova del 2001) è importante; e che, di conseguenza, chi non si rapporta con A non rispetta una scadenza importante, addirittura discriminante “fra chi è un buon compagno e chi non lo è”.
Ci congratuliamo per questo saggio di logica tipicamente… ”stalinista”, nel senso di autoreferenziale: forse il nostro Anonimo lo ignora, ma è tipico della storia del PCI individuare scadenze o compiti discriminanti e distribuire valutazioni tanto su chi le prende in considerazione quanto su chi le ignora. O, come nel nostro caso rispetto alla Genova del G8, non li considera affatto decisive. IL BUIO “non è stato in grado di organizzare nulla di alternativo”? e allora? Perché avrebbe dovuto organizzare, al di là delle sue reali forze e della sua reale influenza, qualcosa “di alternativo”? per fare un piacere personale al nostro Anonimo?
La nostra posizione sul G8 di Genova è sempre stata limpida. Ed è consistita nell’individuare in quella scadenza un’autentica trappola per il movimento, una trappola da cui, come avrebbero capito persino i pellerossa avvistando una diligenza senza scorta apparente, era opportuno, addirittura (in questo caso sì) discriminante. Perché discriminante? Perché la capacità di previsione di un evento, o di un fenomeno o di una serie di avvenimenti, è ciò che distingue i marxisti rivoluzionari dagli spontaneisti, dagli sprovveduti che non hanno nessuna scrupolo a gettare un interno movimento nelle braccia delle repressione controrivoluzionaria e a decretarne di fatto, con la sua sconfitta tattica, la sua fine strategica. Che è quanto è capitato a Genova, poco più di dieci anni fa.
Rassicuriamo il nostro Anonimo ed altri suoi eventuali futuri imitatori.
La capacità di previsione di cui parlavamo non è un dono più o meno divino, né una qualità magica acquistabile al supermercato della superstizione e dell’ignoranza: è, piuttosto, una conseguenza dell’uso corretto e sistematico della teoria rivoluzionaria. Che non è affatto qualcosa di esterno alla lotta di classe, di astratto, di separato nettamente, come l’intelligenza dal (presunto) cervello di Bossi e (al)Lega(ti), dalla pratica rivoluzionaria. Al contrario, è una “guida per l’azione”.
Essendo la teoria rivoluzionaria il concentrato dell’esperienza storica concreta delle Rivoluzioni passate, la loro generalizzazione per l’appunto sotto forma di teoria, era relativamente facile prevedere che, considerati i rapporti di forze in quella fase, la natura dell’imperialismo e dei rapporti all’interno della classe dominante – e tenuto conto di altri fattori ad essi collegati – la “scadenza di Genova” era destinata inevitabilmente a risolversi in una sconfitta. Che era evitabile e che avrebbe dovuto essere evitata, se solo la sedicente Sinistra dell’epoca, vale a dire la sedicente Sinistra attuale, non fosse diretta da un manipolo di irresponsabili e di incapaci. Al pari, va detto, della sedicente Sinistra riformista, collaborazionista ed istituzionale, come conferma indirettamente il passaggio indolore ed automatica di alcuni noti personaggi dall’una all’altra (Farina, Casarini, ecc.).
Insomma, come ha ben sottolineato un compagno, “molto realisticamente queste forze sono precipitate nel baratro, trascinandovi centinaia di miglia di persone, non in seguito ad errori organizzativi, ma per il puro e semplice motivo che non avevano capito in quale contesto si stavano muovendo, con quali realtà politiche e militari si stavano misurando, quali classi avevano di fronte e, soprattutto, dentro quale fase imperialista ci si trovava, e ci si trova, ad operare” (Emilio Quadrelli, Genova. Chi non è con noi è contro di noi).
Prima di chiudere, due ultimi chiarimenti.
Qualcuno dei “critici critici” (per dirla con Marx) dell’articolo del nostro collaboratore che tanto scandalo ha suscitato in chi maneggia il marxismo rivoluzionario con la stessa disinvoltura con cui l’onorevole Di Pietro maneggia la grammatica italiana, hanno definito IL BUIO una “rivistina degli eterni fuoricorso figli di papà che affollano gli atenei milanesi”, e via delirando.
Ci dispiace molto per l’imbecille di turno, ma IL BUIO non è una “rivistina”; e non lo è più da anni. Più o meno da quando si è chiusa l’esperienza di militanza rivoluzionaria all’interno di Scienze Politiche dei suoi redattori. I quali, oggi, sono lavoratori, alcuni anche precari, padri di famiglia e militanti antimperialisti come lo erano quando dirigevano le lotte di una parte degli studenti universitari. E comunque, né allora né tanto meno oggi, potevano essere considerati o definiti “figli di papà”, men che meno da chi si ostina ad usare una terminologia che, significativamente, il PCI utilizzava per screditare i suoi concorrenti politici dopo averla attinta dalla fogna in cui si abbeverava. Appare in ogni caso significativo che chi ha la pretesa di ergersi a censore politico non conosca neppure la realtà politica milanese, una realtà notoriamente piccola ed aperta. Che sia per trovare il censore, rigorosamente Anonimo, di turno, piuttosto che i redattori de IL BUIO, che occorra cercare “a casa a fare il cyberrivoluzionario da tastiera o in qualche localino fashion/alternativo a fare il riottista, bicchiere da happy hour alla mano”?
Da anni, dunque, IL BUIO non ha più un’edizione cartacea.
Ce ne dispiace, sinceramente, per l’ultimo Anonimo, quello che ci offre il pretesto per il congedo: ci dispiace che non possa utilizzare IL BUIO per “incartare il pesce”.
In compenso e come alternativa, gli suggeriamo di utilizzare un altro tipo di carta: quella di cui si serve quotidianamente per asciugarsi la faccia.

La Red/Azione de Il Buio