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Lettera a Il Buio

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Leggo ogni settimana la vostra rivista e ho notato che avete dato solo accenni saltuari a quello che parrebbe essere uno degli argomenti principali degli ultimi tempi.
Nelle pur povera discussione politica odierna, mi trovo spesso a discutere dei diritti civili e, dunque, dell’ormai famoso DDL Zan e mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.
Non so se la vostra sia una ritrosia “calcolata”, cioè non ritenete l’argomento abbastanza importante per essere trattato in modo specifico oppure se questo, permettetemi la piccola provocazione, è il classico caso di argomento scivoloso che è meglio evitare per non incorrere in fraintendimenti.
Con stima ed affetto

Giuseppe A.

***

Ciao Giuseppe,
veniamo subito al sodo.
La prima questione da chiarire: il nostro mancato intervento non è dovuto ad una generica ritrosia “calcolata” (la storia delle nostra rivista dimostra che non abbiamo mai evitato prese di posizione anche scomode rispetto a qualunque dibattito), ma ad un insieme di elementi che, in ogni caso, è bene specificare.
Riteniamo che, in sé, il DDL Zan rappresenti un argomento meno dirimente di altre questioni molto più degne di nota. Valutiamo, però, che alcune questioni inserite nella legge non siano che la logica conseguenza della visione specifica di una frazione, probabilmente quella che oggi è egemone nella società occidentale, dell’ideologia dominante.

Quindi, a ben vedere, nulla ci vieta di fare una piccola autocritica ed approfondire la tua richiesta. Siamo di fronte alla pseudo-lotta di persone od organizzazioni che rivendicano i propri gusti come legge, ma che non risulta essere altro che il tentativo di confermare quella concezione fluida della società (leggasi in special modo quella della forza lavoro) tanto utile all’imperialismo odierno.
L’argomento, tra l’altro, evidenzia l’ennesima deriva ideologica della sinistra imperialista di questo paese (ma crediamo di poterlo dire per tutte le sinistre dei paesi a capitalismo avanzato) ormai apertamente e senza imbarazzi affine anche sulle sfumature a chi intende servire.
Alcune riflessioni su come questo argomento apparentemente legato ai diritti civili viene imposto a livello di propaganda.
Quando si affronta il nodo di ogni singolo “diritto che vuole essere legalizzato” normalmente  il primo scoglio da affrontare è quello di controbattere ai sostenitori della litania del “non lo ritenete importante, perché non subite queste discriminazioni o non avete questo problema”.
È un argomentazione moralista (quindi ideologica) che viene posta con l’unico obiettivo di far leva su una presunta questione morale… che non esiste! Nessuno può  imporre “l’agenda della militanza” e tutti dovrebbero essere responsabili delle proprie azioni! Abbiamo sempre partecipato alle lotte che ritenevamo corrette indipendentemente da qualunque interesse personale e tanto basti.
Nel caso specifico il problema è un altro: se si afferma che qualunque desiderio espresso da chiunque debba avere la dignità di essere rappresentato come diritto e scritto su una legge, l’infinità di desideri individuali possibili (che oltretutto potrebbero essere anche in conflitto tra loro) non potrebbe più essere rappresentato. Il diritto non potrebbe, dunque, anche solo in via del tutto teorica come rappresentato nella legge borghese,  essere dichiarato universale. Ed in questo contesto chi decide quali sono i desideri “giusti” e quelli “sbagliati”? Cioè quelli da far rispettare?
Oltretutto la questione è pericolosa anche per un altro motivo legato alla sfera della militanza: il diritto, se affermato unicamente come desiderio individuale, indebolisce le stesse rivendicazioni in quanto legittima apertamente ognuno a combattere unicamente per i diritti che lo interessano direttamente, quindi esattamente il contrario della pippetta moralistica di cui stavamo parlavamo prima. La frantumazione, non a caso e non da oggi, è da sempre perseguita dal potere per evidenti ragioni. La novità è che siamo di fronte all’affermazione esplicita di questo principio… proprio da parte di coloro che dicono di voler ottenere  più diritti! Che sia una mancanza calcolata o ingenua non ci riguarda.
La sostanza è che si pretende un “diritto” privo di una visione d’insieme che determini all’interno della collettività la sua importanza, rimanendo ancorato alla sfera del proprio intimo e riconducibile unicamente ai singoli ego. Ribadiamo: questo è un principio tipico di questa società che vuole ognuno parcellizzato e separato dagli altri e che è pronta a soddisfare qualunque bisogno che non ne metta in discussione le contraddizioni dirimenti.
È facile desumere come tali rivendicazioni (magari opportunamente “riverniciate”) non potranno che essere richieste e concesse solamente quando non siano contro le classi dominanti.
Come avrai probabilmente intuito esiste un ultimo punto ancora più importante: i diritti in una società classista SI CONQUISTANO. Perché la società è il prodotto della lotta tra classi, del conflitto tra esse. E le conquiste ottenute si mantengono con la lotta, perché anche dopo che viene promulgata una legge che li certifica (la legge in questi casi è sempre stata il modo che lo stato ha per annacquare il conflitto, mitigando per quanto possibile e, solo momentaneamente, lo scontro), rimane presente l’ostilità tra le classi che non solo non cessa di esistere, ma che muta continuamente i rapporti di forza modificando di conseguenza anche le leggi o la loro applicazione.
Capirai come la conquista di diritti nei vari periodi storici siano state il frutto dell’intensità del conflitto che si era sviluppato. Sul fatto che i diritti mutino nei fatti, seppur scritti sulla carta, abbiamo esempi quotidiani.
Quando le rivendicazioni, lecite o meno, si tramutano in una cortese richiesta di concessione di “diritti” senza alcun conflitto reale vuol dire che siamo in presenza di altro. Di una concezione completamente opposta delle società e della storia. Una concezione ideologica e, soprattutto, affine al potere. Ci troviamo di fronte alla sottomissione scambiata con la promessa di poter ottenere delle rivendicazioni individuali pensando di far leva sui “buoni sentimenti” e rivolgendosi a presunte menti illuminate che li possano accogliere ed approvare.
I fatti sono che la stragrande maggioranza del mondo occidentale, quasi tutti i media, la stragrande maggiornanza delle multinazionali del profitto e dei partiti convergono sulle rivendicazioni del DDL Zan (che non a caso è un parlamentare del PD, il partito più asservito al potere in questo miserabile paese) tranne pochi che, probabilmente, sono rimasti “un giro di lancette indietro”, cioè affini alla frazione perdente, ma che ribalteranno le proprie posizioni non appena queste non saranno più convenienti a fini elettorali: oggi svolgono il ruolo di “cattivi” (sono non a caso piccoli stati o poco importanti, singole personalità o partiti che su questi temi sono del tutto marginali).
È plausibile che un sistema che, ancor oggi, continua  a gestire con violenza i rapporti di produzione difendendoli militarmente, che legittima i morti sul lavoro e tutte le  guerre di aggressione e rapina, governando i flussi migratori frutto dello stesso sfruttamento e che pratica nei fatti la sparizione dei diritti sociali precedentemente conquistati possa diventare su questo tema onesto e leale favorendo  “diritti” o “rivendicazioni” che non rientrino nel proprio paradigma? L’ha mai fatto? Mai lo farà?

La Red/Azione de Il Buio