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Le stragi amerikkkane

Una realtà sottovalutata

Non se ne parla spesso, ma la strage degli indiani d’Amerikkka è paragonabile, nei modi, agli stermini perpetrati dai nazisti (campi di concentramento, deportazioni e massacri) e nei numeri a qualcosa di molto superiore a quanto viene normalmente indicato per le vittime della shoah.
Il calcolo è complesso. Questa statistica potrebbe inserirsi nel quadro di sanguinosi conflitti tra nativi americani e uomo bianco che, tra il 1775 e il 1890 (anno del massacro di Wounded Knee e della chiusura della Frontiera), si concluse con la quasi totale assimilazione delle tribù indiane per lo più decimate e deportate in riserve, in spregio alla maggior parte dei trattati firmati dagli amerikkkani.
L’espansione della frontiera amerikkkana a ovest portò, inevitabilmente, l’uomo bianco a scontrarsi con le tribù dei nativi e la cosa produsse uno dei più grandi genocidi mai registrati nella storia.
Secondo le prime stime (ma risalgono al 1864), le vittime di parte rossa sarebbero state 45 mila e di parte bianca 19 mila (a partire dal XVIII secolo), ma ricerche più recenti, che hanno considerato l’intero periodo della colonizzazione del continente, hanno aumentato di molto il numero dei caduti, toccando per parte rossa una cifra compresa tra 50 e 100 milioni (a partire dal 1494). C’è chi ipotizza cifre più alte e chi parla di un vero e proprio “olocausto americano”. Secondo Thornton Russell, solo nel nord America morirono 18 milioni di persone.
Altri autori, ancora, arrivano a ipotizzare  una cifra pari a 114 milioni di morti in 500 anni.

Anna K.