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Primarie indecenti

Si sono svolte a Milano, nella seconda metà di novembre, le Primarie del Partito democratico (cristiano).
I nostri lettori lo sapevano già, è vero.
Com’è probabilmente altrettanto vero che non hanno ancora smesso di farsela addosso per le risate: il Partito degli ex picisti convertitisi all’ideologia ed alla pratica della defunta Democrazia Cristiana e dei militanti di quest’ultima scampati alla galera è riuscito nella titanica impresa di essere sconfitto in casa propria, con candidati propri e giocando con regole proprie.
Roba che neanche l’ultimo degli imbecilli – facciamo un nome a caso: Bondi – riuscirebbe a fare…!
Apriamo sùbito una parentesi sulle cosiddette Primarie.
Contrabbandate per un esempio di democrazia interna, esse sono in realtà lo stupido scimmiottamento di un fenomeno tutto-yankee, ad ennesima riprova che il nostro Paese é una colonia Usraeliana, una colonia del tutto asservita ed affidabile.
Non solo esse non hanno nulla a che spartire con le nostre tradizioni politiche e con la nostra cultura, ma rappresentano l’imitazione, un po’ per moda un po’ per stupido servilismo, delle campagne elettorali che si svolgono in AmeriKKKa.
Qualcosa di simile, insomma, alle “cene di solidarietà” organizzate dai Centri Sociali per raccogliere fondi a sostegno di questa o di quell’altra iniziativa, di questa o quell’altra “Causa”. Avete presente i tanto vituperati “tea party” convocati dalla Destra Usraeliana, e non solo dalla Destra?
Un altro esempio di scimmiottamento dei culti tribali yankees, un esempio sempre riferito alle Primarie milanesi di qualche settimana fa, ci è fornito dal fogliaccio filo-Obana per eccellenza, vale a dire dal sedicente “quotidiano comunista” (?) Il Manifesto.
Alla vigilia delle elezioni (cui ha partecipato un numero ridicolmente basso di votanti, tenuto oltretutto conto che alle urne erano ammessi extracomunitari e liberi cittadini anche senza tessera), si potevano leggere i ritratti dei candidati, così presentati: “Il Buono a Sinistra” (Giuliano Pisapia, segno zodiacale Toro), “Il Bello del Piddì” (Stefano Boeri, segno zodiacale Sagittario), “il Cattivo giusto” (Valerio Onida, segno zodiacale Ariete), “Il Verde outsider” (Michele Sacerdoti. Segno zodiacale Ariete).
In omaggio al clima ormai natalizio, risparmiamo ai nostri lettori le altre demenzialità contenute nelle schede ai nostrani Magnifici Quattro: titoli e segni zodiacali sono più che sufficienti per avere conferme sull’avvenuta “americanizzazione” della Sinistra di casa nostra.
Ma torniamo, sempre con il proverbiale naso turato, alle Primarie meneghine vere e proprie, vinte, com’è noto, dal “compagno” Pisapia, uno che, a quanto è stato detto e scritto di lui, i fascisti, i padroni ed i servi dei padroni “li fa scappare via”.
Se, qualche giorno prima del voto, vi aggiravate, per dirla con De André, “nei quartieri dove il sole del buon dio non da i suoi raggi”, sui muri di uno di essi poteva capitarvi di leggere un appello così: “Giuliano Pisapia ci convince perché la sua storia personale, politica e professionale ha sempre messo al centro la tutela dei diritti individuali e collettivi” e si è svolta “con passione e coerenza in tutti questi anni”.
Le cose stanno veramente così? Pisapia ha dato sempre prova di “coerenza” e di interesse per “la tutela dei diritti individuali e collettivi”?
Negli anni Ottanta, Pisapia è l’avvocato difensore di Robert Venetucci, il killer della mafia ameriKKKana condannato all’ergastolo con Michele Sindona, il mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore del Banco Ambrosiano.
Negli anni Novanta, in Nostro difende Arnaldo Forlani, nell’ambito del processo sulla cosiddetta “tangente Enimont”.
Nell’ottobre del 2010, solo qualche settimana fa, dunque, al processo contro la Marlane Marzotto di Praia a Mare (ottanta operai morti fino ad oggi!), l’Illustre Principe del Foro difende Pietro Marzotto e gli altri tredici imputati (di strage e di disastro ambientale): per loro chiede la prescrizione, giustificata, a sentire questo campione dei diritti civili, dagli anni trascorsi dai fatti imputati ai suoi miserabili clienti.
A suo tempo, Pisapia si lanciò lancia in resta contro il Pool di Mani Pulite e contro la procura anti-mafia di Palermo; difese De Benedetti e accettò da Mastella (dicesi Mastella, il vomito del vomito democratico-cristiano!) l’incarico di presidente della Commissione Giustizia della Camera, incarico che svolse, fra l’altro, formulando una “riforma della Giustizia” che ottenne il plauso del Superviagra Nazionale.
E’ noto infatti che Il Compagno Avvocato sostiene da tempo la necessità della separazione delle carriere fra Pubblico Ministero e giudici (cfr. dichiarazioni all’ANSA del 16 luglio 2006 e del 23 agosto 2010), una proposta prevista, per inciso, dal Piano di Rinascita del piduista Licio Gelli, ripresa da Bottino Craxi ed oggi cavallo di battaglia del governo del Superviagra Nazionale.
Il 6 gennaio 2007, insieme con i penalisti della Unione Camere Penali Italiane, presenta un progetto-legge che prevede fra l’altro l’istituzione di un doppio Consiglio Superiore della Magistratura, uno per i giudici ed uno per i pubblici ministeri; un piano molto simile a quello proposto dal Superviagra nella propria “riforma”.
Nel 2006, con profondissima “passione” ed ammirevole “coerenza”, si oppone alla cancellazione delle leggi-vergogna di Superviagra meditata dal governo di centro-sinistra opponendo che “non si doveva perdere tempo con il passato” e che, anzi, sarebbe stato il caso di “decretare una moratoria su quegli obbrobri”.
Nello stesso anno, il 30 luglio, dichiara all’ANSA di essere “favorevole all’indulto” deciso dal Senato con il disegno di legge n.241/2006.
Allo stesso modo e con l’identico spirito, diede il proprio “civico” ed “impegnato” contributo al colpo di spugna giudiziario che salvò dalle galere tangentisti, corrotti, corruttori e concussi; nonché i padroni accusati di reati finanziari, societari, tributari, fiscali e contro la pubblica amministrazione, come ad esempio i “furbetti del quartierino”, i protagonisti della tangentopoli bancaria, come Fazio, Consorte, Tanzi, Tonna e Cragnotti, che hanno rovinato migliaia di piccoli risparmiatori con i fallimenti Cirio e Parmalat. Ed i padroni accusati di sfruttamento del “lavoro nero”, di reati contro i lavoratori, di violazione del dgs 626 per la tutela  della salute e per la sicurezza sul posto di lavoro…
Il Nostro Principe del Foro ( e delle aule parlamentari) è stato poi il puntello del primo governo-Prodi, quando non condivise l’uscita di Rifondazione dalla maggioranza.
Fiancheggiatore di Andreotti, Cuffaro e Musotto, osteggiò il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”, tanto da votare soltanto per disciplina di partito e “con grande sofferenza” l’autorizzazione all’arresto di Cesare Previti.
Nel 1997, il nostro Campione dei Diritti Civili votò senza particolari scupoli e, a quanto risulta, senza nessuna esitazione, la legge Turco-Napolitano che istituì i famigerati Centri di Permanenza Temporanea (votazione nominale del ddl.3240).
Per tacere delle ripetute dichiarazioni in difesa di farabutti del calibro di Bottino Craxi, del già citato Forlani e di Gardini, quello che aveva alle proprie dipendenze un altro noto farabutto arruolato dalla Sinistra vendoliana, leoncavallina e rifondarola, il pluripregiudicato per crimini comuni Sergio Cusani, già mazziere dei katanga del Movimento Studentesco.
Fin qui una piccola ma necessaria operazione di pulizia della polvere che si era colpevolmente accumulata sulla biografia “personale, politica e professionale” dell’Astro Nascente della Sinistra meneghina
Giusto per ricordare che “il nuovo” non solo non è affatto meglio del “vecchio”; e come, come avviene nella favole di Fedro, essere svaligiati da un ladro di città non è sicuramente meglio – o più consolante -  che essere derubati da un ladro di campagna…
Una morale addirittura da bambini (attenti, però: da bambini, non da cretini)!

Auguri al “compagno” Pisapia per la sua carriera politica; ed agli idioti che l’hanno votato per l’evoluzione dei lori disturbi mentali.

Eugenio Colombo