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Le pillole… in pillole

La scienza non è neutra. Ed il principio di non neutralità delle scienza non vale solo in tempo di Covid (o della tecnologia 5G).
Al contrario, è necessario ribadire che la scienza presentata come strumento imparziale che permette all’Uomo di attingere nella Natura tramite i propri mezzi e le proprie conoscenze che divengono, per l’appunto, “scientifiche” è una rude ideologia che manca di analizzare come i fatti e le esperienze vengano “interpretati” perdendo, di conseguenza, la loro presunta neutralità.
Oggi la scienza è sempre più invasiva sia negli aspetti sociali che in quelli individuali ed è talmente introiettata che le persone non si rendono conto di essere spesso uno strumento sempre meno attivo nei processi, anzi, spesso succubi e dipendenti dall’attesa della prossima innovazione.
Nella medicina, in particolare, da svariati decenni questo rapporto perverso crea una dipendenza al consumo e fornisce il pretesto (ben costruito e ravvivato continuamente dalla propaganda massmediatica) per ricavare profitto in cambio di un presunto benessere momentaneo ed in attesa della prossima malattia su cui speculare.
Specialmente in tempi di pandemia, anche se la questione è ovviamente generale, questa non dovrebbe rimanere una discussione teorica: il come ed il perché vengano sviluppati alcuni farmaci e non altri, oppure in che modo essi siano distribuiti, descrive perfettamente come l’utilizzo della ricerca e delle conoscenze acquisite siano utilizzati per la mercificazione anche di beni che dovrebbero rappresentare un  diritto dell’umanità. Senza per questo cadere in complottismi idioti, utili solo a mortificare qualunque tentativo di ragionamento razionale.
È chiaro come durante le fasi crescenti del capitalismo lo sviluppo delle scienza e della medicina abbia favorito, al pari di svariati altri campi, molte innegabili conquiste per l’umanità intera. Questa dimensione “sociale” andava in parallelo con il profitto generato e, dunque, non rappresentava una contraddizione per il sistema economico che, anzi, lo presentava (e lo presenta tuttora…) come un naturale ed inscindibile binomio (ricerca del profitto-benessere generale). Nel lungo tramonto dell’imperialismo (seppur i cicli della storia non agiscano come il decesso naturale/biologico e, dunque, la “dipartita” storica di un sistema non avvenga improvvisamente) osserviamo gli ultimi e pericolosi colpi di coda che coincidono con la cruda attuazione dei principi del profitto e dello sfruttamento senza inutili orpelli ideologici.
In questa situazione, quella del “si salvi chi può”, possiamo rappresentare la scienza ancora come foriera di un qualche sviluppo positivo per la razza umana oppure essa si è trasformata definitivamente solo in semplice strumento di mantenimento dell’ultimo, misero, tentativo di sopravvivenza della società imperialista?
Per chi avesse voglia di approfondire un aspetto particolare di quale concetto di affari le aziende farmaceutiche, titolari nel mondo occidentale della maggior parte della ricerca medica, abbiano sviluppato, vi proponiamo un video tratto da una trasmissione della Rai di qualche tempo fa.

Inventori di malattie – documentario RAI

Red27