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Il (Contrap)Punto: Democradura

Sono passati trentasei anni dalla strage di Brescia, avvenuta la mattina del 28 maggio 1974. Una strage che uccise otto persone, e che ne ferì più di cento.
Qualche giorno fa, i giudici di Brescia hanno assolto, in nome e per conto dello Stato-antifascista-nato (N.A.T.O.?) dalla Resistenza, tutti gli imputati: fascisti vecchi e nuovi, ufficiali dei Servizi Segreti, infiltrati delle forze dell’ordine e via vomitando spie, infami e canagliume al séguito.
La sentenza, come potete ben immaginare, non ci sorprende affatto, né ci indigna più di tanto: anzi, non ci indigna per nulla. E non solo perché essa viene dopo quelle, tutte assolutorie, della strage di piazza Fontana, del treno Italicus, di Ustica…
Lasciamo i commenti su una “sentenza indegna per un Paese democratico” alle solite iene piciste, ai riformisti di tutte le parrocchie e di tutte le consorterie, soprattutto a quelle che hanno edificato i loro covi nell’area che fu della Sinistra rivoluzionaria.
Per noi, per tutti quelli che come noi credono che la favola per mentecatti dei “servizi segreti deviati” (“deviati” da chi e da dove? i servizi segreti “deviati” hanno interessi propri, antagonisti a quelli dello Stato che li mantiene e li stipendia? se sono effettivamente “deviati”, perché nessuno dei loro membri o dei loro dirigenti sta crepando in galera? perché il generale Maletti vive più che agiatamente in Sudafrica anziché cagare sangue in un carcere speciale?) valga a soddisfare il “senso di giustizia” dei kattokomunisti, della piccola borghesia un po’ credulona e molto idiota o a confondere la mente già confusa dall’alcool e dall’erba del “popolino dei centri sociali”, la recente sentenza sulla strage di Brescia del 1974 è soltanto una conferma.
La conferma che uno Stato il quale non esita a massacrare i propri cittadini per salvaguardare gli interessi di un gruppo particolare di cittadini ha perso l’ultima parvenza di legittimità.
Perché ha violato l’accordo stipulato per salvaguardare la vita e gli interessi di cittadini che, in assenza dello Stato, sarebbero vittime e protagonisti della hobbesiana “guerra di tutti contro tutti”.
Ed uno Stato democratico che non esita a massacrare i propri cittadini calpestando il Diritto è, in realtà, una Dittatura: come quella argentina di Videla&bestie in divisa ed in abito talare, come le dittature sudamericane volute, sostenute e foraggiate dallo Stato-Canaglia per eccellenza.
In Italia – e non da oggi – opera una dittatura feroce e criminale.
Come Videla, in nome della difesa della religione cattolica, non esitava ad assassinare preti, così lo Stato italiano, in nome della Democrazia, non esita ad assassinare “il popolo”, e non solo in senso metaforico.
In nome del quale popolo, in tutti questi anni, non ha cessato neppure per un momento, di condannare alla galera i rivoluzionari (e non solo loro), di ospitare in Parlamento ogni genere di farabutti, di tollerare che la legge per eccellenza, vale a dire la Costituzione, sia violata senza che nessuno sia perseguito, arrestato, cacciato in galera e bandito per sempre dalla società…
Lasciamo alle canaglie piciste, rifondarle e democratiche lo “sdegno” di chi denuncia le magagne del padrone con l’obiettivo di rimproverargli “democraticamente” le inadempienze e di richiamarlo ad una condotta “democratica” che non potrà mai avere.
La dittatura borghese si abbatte, non si cambia!

Eugenio Colombo

La rubrica ospita contributi che non sempre e non necessariamente esprimono le  posizioni del CPU e della redazione web.