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Operazioni losche

L’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), un’”organizzazione intergovernativa che promuove e divulga l’educazione sull’Olocausto”, è stata fondata nel 1998 ed ha sede a Berlino.
Tramite un recente appello svariati intellettuali hanno denunciato che l’IHRA ha adottato una definizione di antisemitismo che come esempio di discriminazione nei confronti degli ebrei inserisce testualmente “negare agli ebrei il diritto all’autodeterminazione sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è un’espressione di razzismo“.
Per la cronaca, non stiamo parlando di un’organizzazione  di secondo piano: ha 34 paesi membri e nel 2017 l’Unione Europea ha invitato tutti gli stati dell’unione ad accogliere la definizione di antisemitismo dell’IHRA, quella che contiene anche le nefandezze che avete appena letto.
Ad oggi tale dichiarazione è stata adottata da ben 25 paesi, tra cui l’Italia. Dove non è stata ammessa ufficialmente, è stata “integrata” con l’aiuto di organizzazioni governative.
La questione ha ripercussioni non marginali.
In Inghilterra, ad esempio, nel dicembre 2020 il segretario all’istruzione Williamson accusò le università britanniche di ignorare tale definizione minacciando, nel caso di mancata ricezione della stessa, di tagliare i finanziamenti del governo.
In opposizione a questo andazzo osceno B’Tselem, la più famosa organizzazione israeliana per i diritti umani conosciuta in tutto il mondo e che da trent’anni documenta i soprusi dell’esercito israeliano nei territori occupati, scrive che “non c’é un solo centimetro quadrato di territorio controllato da Israele in cui un palestinese e un ebreo siano uguali”.
La legge israeliana tratta diversamente ebrei e palestinesi tanto che nel report della stessa B’Tselem intitolato “A regime of Jewish supremacy from the Jordan River to the Mediterranean Sea: this is apartheid” si certifica che in Israele esistono 65 leggi discriminatorie, fino a quella sullo Stato-Nazione che istituzionalizza la discriminazione.
Verso un’organizzazione israeliana che, tra l’altro, interviene al Consiglio di Sicurezza ONU  e viene citata nei rapporti del Dipartimento di Stato USA, non è stata mossa nessuna accusa nonostante queste feroci considerazioni, ma cosa succederà in futuro ai “gentili” che oseranno criticare le politiche di Israele?
Critiche, sia detto per chiarezza, che non fanno altro che descrivere la cruda realtà.
L’operazione dell’IRHA non è nuova: la propaganda sionista spinge da anni per “istituzionalizzare” la corrispondenza tra antisionismo (cioè la legittima e giusta critica storica e politica al sionismo, un’ideologia realmente razzista e discriminatoria e, dunque, verso lo stato costruito sui suoi dettami che quotidianamente dimostra NEI FATTI la propria barbarie) e antisemitismo, termine che, in sostanza, si svuoterebbe del suo significato storico per diventare la foglia di fico dei crimini sionisti.
Il riconoscimento della causa palestinese ed il suo diritto ad esistere e combattere contro gli invasori passa anche attraverso il rifiuto di queste interpretazioni a-storiche che cercano di “legalizzare” l’apartheid in Palestina sfruttando agli appoggi che lo stato sionista auto-denominatosi Israele gode da decenni presso i “produttori del consenso”.

Red13