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Pensieri su Dio

Un piccolo gioiello, poco conosciuto, che farà felici i nostri lettori.
Ravachol


Pensieri su Dio
di Mark Twain

Quanto spesso siamo spinti ad ammettere l’intelligenza che si rivela nel disegno e nell’esecuzione di certe Sue opere!
Prendete, ad esempio, la mosca. Per la progettazione della mosca Egli applicò l’intelligenza pura, senza nessuna implicazione morale. Nessuno di noi avrebbe potuto inventare la mosca, nessuno di noi avrebbe potuto costruirla; e nessuno avrebbe ritenuto opportuno il tentativo, se non sotto falso nome. Alcune persone ritengono che la mosca sia stata introdotta per venire incontro a un bisogno che si sentiva da tempo. Nel corso degli anni, per vari motivi, queste persone sono state milioni, ma in tutta quest’ampia moltitudine non ce n’è uno che sia stato disposto a spiegare quale fosse questo bisogno. Cioè, a spiegarlo in modo soddisfacente. Alcuni hanno preso come spiegazione il bisogno di una creatura che portasse via la spazzatura malsana; ma quando hanno chiesto a queste persone di spiegare a quale bisogno profondamente sentito la spazzatura malsana dovesse rispondere, non hanno avuto nessuna voglia di accettare la sfida.
C’è molta incoerenza riguardo alla mosca. In tutte le epoche, mai che abbia avuto un amico, non c’è mai stato nessuno sulla faccia della terra che si sia lasciato convincere a schierarsi contro il suo sterminio; eppure miliardi di persone hanno scusato la Mano che l’ha creata: e questo senza arrossire. Un uomo che si fosse trovato nelle stesse circostanze, un uomo di cui si fosse saputo per certo che aveva inventato la mosca, sarebbe stato scusato? Al contrario. Per l’onore della razza voglio credere che sarebbero stati addosso a quell’uomo senza posa. Riterrebbero giusto queste persone condannare in un bambino, la cui moralità non è ancora del tutto sviluppata, uno scandalo che perdonerebbero al Papa?
Quando riflettiamo sul fatto che la mosca non venne inventata per passatempo, ma facendo sul serio; che non è stata buttata lì in un momento di spensieratezza all’unico scopo di tirar sera, ma fu il frutto di fatiche e calcoli lunghi e laboriosi, in previsione di uno scopo preciso e di vasta portata; che il suo carattere e la sua condotta vennero progettati con fredda deliberazione; che la sua carriera era prevista e preordinata e che non c’era nessun bisogno che essa veniva a colmare, restiamo terribilmente sconcertati, non riusciamo a capire il lapsus morale che ha saputo rendere possibile il concepimento e la realizzazione di questa creatura squallida e malevola.
Cerchiamo di concepire l’inconcepibile; cerchiamo di immaginare un tipo d’uomo tale da voler inventare la mosca; il che significa, un uomo privo di sensibilità; un uomo desideroso di torturare allegramente, molestare e tormentare miriadi di creature che non gli hanno mai fatto nulla di male e anche a volerlo non avrebbero potuto, e – per la gran parte – poveri esseri muti nemmeno consapevoli della propria esistenza. In poche parole, cerchiamo di immaginare un uomo che abbia un codice morale così particolare e rozzo da pensare che sia bello e legittimo inviare afflizioni ai giusti, ai colpevoli come agli innocenti, senza discriminare.
Se riusciamo a immaginare un uomo simile, questo è l’uomo che avrebbe potuto inventare la mosca e mandarla in missione accompagnata dai suoi ordini: “Raggiungi gli angoli più remoti della terra e svolgi diligentemente il lavoro che ti è stato assegnato. Tormenta il bambino malato; mettiti sul suo viso, sugli occhi, sulle mani, rosicchialo, importunalo e pungilo; disturba e fa’ innervosire e infuriare la madre debole e stanca che veglia il bambino e che prega umilmente chiedendo pietà e sollievo con la patetica fede dell’ingannato incapace di imparare. Posati sopra le ferite in suppurazione del soldato, sul campo di battaglia e all’ospedale, e fallo diventare matto, mentre come l’altra recita preghiere, intercalate a maledizioni, udite solo da te,
Mosca, che ricevi tutte le tenerezze e tutta la protezione senza aver mai pregato per averle. Attacca e tormenta il povero disgraziato che, disperato, sta morendo di peste e prega con terrore e disperazione; mordi, pungi, nutriti delle sue ulcere, bagna le zampette nel suo sangue marcio, incrostale ben bene di germi pestiferi – zampe abilmente disegnate e perfezionate per questa funzione dal principio, tante epoche fa – porta questo carico su un centinaio di tavole, ai giusti e agli ingiusti, ai ricchi e ai poveri, cammina sul cibo e coprilo di sudiciume e di morte. Fa’ visita a tutti; non lasciare in pace nessuno finché non li hai portati alla tomba; visita e tortura l’affaticato e innocuo cavallo, il mulo, il bue, l’asino, tormenta la paziente vacca e tutti i miti animali che lavorano senza ottenere la giusta mercede su questa terra e periscono senza la speranza di riceverla nell’aldilà; non risparmiare nessuna creatura, domestica o selvatica; ma, ovunque trovi qualcuno, fa’ che la sua vita sia un tormento, trattalo come un innocente merita di essere trattato; e così compiacerai Me e aumenterai la gloria Mia, del Creatore della mosca”. Sentiamo tanto parlare della Sua pazienza e della Sua tolleranza e dei Suoi patimenti; dei nostri, che sono molto superiori, non si dice niente.
Sentiamo tanto parlare della Sua misericordia, dolcezza e bontà – a parole – le parole delle Sue Scritture e del Suo pulpito – e la mite massa è contenta dei fatti così come vengono presentati e non indaga oltre; ma chi voglia cercare un esempio concreto di queste a un certo punto si stancherà. Perché non ce ne sono. Perché ciò che si presenta indorato come una grazia, in tutti i casi conosciuti non è che semplice giustizia comune, e dovuta, dovuta senza che si debba ringraziare o fare complimenti. Salvare uno storpio da una casa in fiamme senza rischiare di persona non è una carità, è un semplice, comune dovere; chiunque, potendo, lo farebbe.
Inoltre, non per procura, subappaltando il lavoro per poi confiscarne il credito. Se gli uomini trascurassero “i poverelli di Dio”, “i deboli e gli afflitti” come fa Lui, che sarebbe di loro? La risposta si trova in quelle regioni oscure dove l’uomo segue il Suo esempio e volta loro le spalle con indifferenza: non ottengono alcun aiuto; piangono, implorano e pregano invano, si trascinano e soffrono e muoiono miseramente. Se si esamina la questione razionalmente e senza pregiudizi, il luogo giusto dove cercare i fatti della Sua misericordia non è là dove l’uomo concede le grazie ed Egli raccoglie le lodi, bensì in quelle regioni dove il campo è tutto Suo. È evidente che c’è una legge morale per il cielo e un’altra per la terra. Dal pulpito ci assicurano che ogniqualvolta vediamo una sofferenza e una pena che possiamo lenire e non lo facciamo, commettiamo un peccato, grave. Non si è mai verificato il caso di una sofferenza o di una pena che Dio non potesse alleviare. E allora, commette peccato? Se è Lui la Fonte della Morale commette sì peccato: certo, è chiarissimo, dovete ammetterlo. Sicuramente la Fonte della legge non può violare la legge senza onta; di certo il magistrato non può vietare il crimine e poi dilettarsene lui stesso senza disonorarsi. Purtuttavia assistiamo a un curioso spettacolo: ogni giorno un pappagallo addestrato spara dal pulpito in tono serio queste assurdità, che ha preso di seconda mano e adottato a scatola chiusa, sul gregge addestrato dei fedeli che le accettano a scatola chiusa, ma né chi parla, né chi ascolta ride di sé. Mi pare proprio che si debba essere umili quando ci si trova in un tribunale e non darsi arie di superiorità intellettuale.

tratto da Mark Twain, Racconti contro tutti, Stampa alternativa, 2003