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Il (Contrap)Punto: verde e rosso

Prima dell’ennesimo colpo di stato soffice (e accettato da quasi tutti), come da copione, la propaganda ha seminato numerose super-cazzole per spingere il nascente governo Draghi (auspicabile solo per lo sprovveduto popolino che accetta ogni novità imposta come la risoluzione dei propri problemi fino… alla delusione e attendendo il prossimo messia e per i malfattori conclamati).
Draghi è un tecnico che, come tutti i tecnici al servizio del sistema, fa il politico.
Per venire alla cronaca… La boutade più spendibile per dare una patina di novità all’esecutivo è indubbiamente il “Ministero per la Transizione ecologica”.
L’idea di fondo, quella ormai sdoganata dai mass media che vedono con simpatia le istanze à la Greta, è che il sistema così come concepito possa in qualche modo passare ad una modalità più ecologica. Questo passaggio, invece, non potrà che risultare null’altro che l’utilizzo delle tecnologie in nuove forme, ma sempre al servizio di un inalterato sfruttamento delle risorse naturali ed umane, sfruttamento che rappresenta  (ormai in modo conclamato, come si percepisce dall’aumento progressivo della miseria e dei disastri ambientali) il carattere inevitabile di questo modo di produzione.
Va rimarcato, piuttosto, che all’interno della classe dominante è in atto uno scontro tra due modi diversi di concepire lo sfruttamento, due interessi contrapposti che interpretano la continuazione del sistema in maniera discordante.
Il primo “illuminato” e “progressista” attento all’ambiente nella misura in cui ciò favorisce lo sviluppo (e quindi il profitto) della tecnologia green e similari, il secondo ancorato alle vecchie logiche e destinato, probabilmente, alla sconfitta; ma che nell’attuale contesto possiede ancora la forza (economica e quindi politica) per battagliare cercando di imporre i propri interessi.
La questione ecologica è sempre stata connaturata nello scontro con il sistema capitalista fin dai tempi degli scritti di Engels e dei suoi studi sul rapporti tra il materialismo storico (cioè delle scienze umane) e quello fisico-biologico. Fin da allora era chiaro (anche se, al tempo, la questione era collocata in un futuro a venire) che il destino del capitalismo, se lasciato alle proprie istanze d’accumulazione, sarebbe stato quello di condurre l’umanità alla catastrofe e all’estenuazione ambientale.
Una proficua cultura ecologica non può che andare di pari passo con l’antimperialismo, cioè il “verde” ha senso solo se conciliato con il “rosso”. Infatti, solo una società diversa da quella capitalistica avrà la possibilità di  generare un’etica coerente con una modalità di vita e di consumo radicalmente diversi da quella odierna.

Renato Battaglia
dalla giungla metropolitana

La rubrica ospita contributi che non sempre e non necessariamente esprimono le posizioni della redazione web