Canale Video


Calendario

Marzo 2021
L M M G V S D
« Feb    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

Archivio Articoli

Il complotto si chiama profitto

Riceviamo e pubblichiamo l’articolo di un affezionato lettore.
Non avevamo dubbi che, nell’attuale deserto mentale, i lettori del Buio trovassero l‘energia per proporre e stimolare delle discussioni sull’attuale critico momento storico.
Ci auguriamo che molti altri imitino Giovanni.
La foto è una scelta della Red/Azione

IL COMPLOTTO SI CHIAMA PROFITTO

Questo breve articolo non è rivolto a virologi dilettanti e giocatori de L’allegro epidemiologo, ma a un insieme molto più ristretto di persone: i rivoluzionari. Il tema è sotto gli occhi di tutti, come il famoso re nudo: l’incapacità del capitalismo di venire a capo della pandemia di Covid-19. Le notizie degli ultimi giorni mostrano come affidare la produzione dei vaccini alle Big Pharma e permettere loro di proteggerli coi brevetti sia, oltre che criminale, completamente disfunzionale.
I principali paesi capitalistici hanno convogliato fiumi di denaro pubblico verso le multinazionali del farmaco affinché svolgessero in tempi rapidi le ricerche e arrivassero a produrre dei vaccini contro il Covid-19. Visto che un eventuale vaccino sarebbe stato brevettato, e cioè avrebbe portato lauti profitti alle aziende, le informazioni non sono state condivise: la competizione ha portato a molti vaccini, alcuni più efficaci di altri. I paesi del blocco imperialista occidentale, inoltre, hanno, almeno inizialmente, disconosciuto i vaccini russo e cinese.
Le multinazionali hanno potuto decidere se svolgere i trial clinici solo in funzione dell’efficacia rispetto alla prevenzione della malattia, o anche alla contagiosità. Addirittura Astra Zeneca ha svolto i trial quasi esclusivamente su volontari di età inferiore ai 65 anni, quando la malattia uccide soprattutto gli ultra ottantenni! La scelta della via più economica per le aziende ha fatto sì che attualmente ignoriamo se i vaccini inibiscano anche la trasmissione del virus.
Le multinazionali hanno sottoscritto degli accordi per la fornitura dei vaccini imponendo il vincolo di segretezza. Sembra di capire che alcuni paesi abbiano ottenuto prezzi sensibilmente più favorevoli di altri, ma che si siano accollati una parte consistente dei rischi, tra i quali quelli relativi a eventuali problemi con le forniture (non sono state inserite delle penali particolarmente onerose).
Gli annunci relativi alla scoperta e poi all’autorizzazione dei vaccini hanno portato a forti impennate dei titoli in borsa, permettendo ai grandi azionisti e ai manager di speculare abbondantemente sui titoli in loro possesso. Passata l’ubriacatura, le aziende hanno ora la possibilità di muoversi secondo logiche di mercato, e pertanto di privilegiare chi paga di più, magari per avere dosi aggiuntive. In questo modo vengono minati gli stessi presupposti delle campagne vaccinali, che prevedono una vaccinazione di massa in tempi rapidi nei paesi più ricchi (per gli altri si fa finta di nulla, come se il virus non varcasse quelle frontiere e non potesse essere reimportato all’infinito).
Nella situazione attuale non è neppure da escludere una profonda virata che porti alla commercializzazione dei vaccini, a beneficio di chi può permettersi la spesa. Il ragionamento è semplice, e già qualcuno lo sta proponendo: riattivare alcuni settori dell’economia rilasciando certificati vaccinali che permettano un accesso limitato. Perché tenere ferme le crociere, i viaggi, le palestre, i concerti, ecc. se una fascia della popolazione non è più contagiosa? L’azione congiunta di riaperture con accessi selettivi e di un verosimile forte rallentamento del piano vaccinale, che porterebbe alcune categorie a iniziare a vaccinarsi quando i primi vaccinati stanno perdendo l’immunità, porterebbe a una forte spinta verso la messa in vendita. Intere categorie di potenti accetterebbero di continuare a essere estromessi da attività che hanno ripreso a funzionare perché la campagna vaccinale pubblica va a rilento? Per il momento in alcuni paesi vi sono agenzie di viaggio che offrono dei “pacchetti covid”: vacanza con vaccinazione inclusa in paesi dove il vaccino è in vendita.
È del tutto evidente che questo sistema, tanto favorevole alle multinazionali di Big Pharma, finisce per penalizzare non solo chi morirà a causa dell’inefficienza complessiva, ma anche gli stessi interessi di altri settori del capitale. Quel che non è altrettanto evidente è che la soluzione non capitalistica del problema sarebbe quella più efficiente: eliminazione dei brevetti, espropriazione delle multinazionali del farmaco, produzione statale, distribuzione subordinata a piani razionali e non ai profitti di un’azienda o di quell’altra. Si stenta a credere che simili argomenti vengano ben poco considerati anche fra le fasce più radicali della cosiddetta sinistra (naturalmente questa frase è triste retorica: ormai non si stenta a credere nulla). Una parte di essa è ormai composta da complottisti, convinti che il virus sia stato creato da vari e invincibili soggetti, tra cui le Big Pharma, e quindi che nulla si possa fare. Altri si affannano a proporre insensati lockdown totali e a oltranza a difesa della classe operaia, o a fare a gara con pizzicagnoli e bottegai nello scandire: “Meglio morire di Covid che di fame”, pronti a immolarsi per la piccola borghesia. C’è chi infine è preso da uno spirito di emulazione della Caritas, nella speranza di un posto nel Regno dei Cieli, o, per lo meno, in una lista pro Sala.
Ritengo che sia stata ampiamente introiettata l’idea che le multinazionali non possano essere sconfitte, e nemmeno arginate. L’atteggiamento prevalente nei confronti del capitalismo, e delle multinazionali, è simile a quello che si aveva nei confronti di dio nel Medioevo. Si possono attaccare i politici, azzuffarsi fra negazionisti e “affermazionisti” (due componenti del pensiero unico della borghesia), andare alla ricerca di complotti come se vivessimo in una spy-story, ma l’unica cosa che non si può fare è sostenere che il capitalismo non funziona, non è in grado di risolvere né i problemi che si presentano in forma esogena (le pandemie, per esempio), né quelli che crea esso stesso (come le crisi economiche, la miseria e la fame, il surriscaldamento globale, la distruzione dell’ambiente, l’estinzione continua di specie animali e vegetali). Il complotto esiste, è sempre il solito, si chiama profitto.

Giovanni Ambergo