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Il nuovo (incartapecorito) che avanza

Tutto il mondo, a detta dei mass media, sembra aver tirato un sospiro di sollievo per la vittoria di Biden alle elezioni presidenziali yankee.
La prima domanda è: a quale mondo ci si riferisce?
Evidentemente allo stesso e agli stessi interessi che hanno esultato per l’elezione di Obama e che hanno ingoiato il rospo quando la Clinton ha perso contro il ciuffo arancione.
Il mantra di questa corrente di pensiero, quella che per ironia della storia è definita progressista, è che una volta scampato il “pericolo Trump”, finalmente la politica statunitense tornerà “ragionevole”. Ma è veramente così?
Biden ha già una storia come vicepresidente di Obama, fatti di cui non renderemo conto i questo articolo, ma che si possono facilmente reperire anche in questo sito, svelando così tutte le porcate che si sono susseguite in quel periodo (2009-2017) nella politica estera gringa.
Osserviamo, invece, i primi passi della nuova amministrazione Biden per verificare, a scorno dei boccaloni di ogni risma, che anche questa volta l’esordio in politica estera del “gendarme del mondo” non rivela il minimo cambiamento di rotta: due comunicati del Dipartimento di Stato, sotto la guida del nuovo nominato Blinken, esordiscono con dei severi  moniti alla Cina in merito ad eventuali e non precisate intimidazioni verso i paesi più vicini, a partire da Taiwan, ed alla Russia con una condanna alla “repressione” delle proteste dopo l’arresto di Navalny, l’oppositore di Putin più amato dall’occidente.
Il monito statunitense alla Cina risulta, al solito, privo di ogni legalità. I gringos non hanno nessuna scusa per minacciare qualunque ritorsione: Taiwan non ha accordi ufficiali con Washington, non esiste ad oggi nemmeno un casus belli. Stiamo parlando di una minaccia alla Repubblica Popolare Cinese, paese riconosciuto dall’ONU (mentre Taiwan non ha questo status).
Piccola parentesi: questo atteggiamento è tanto diverso da quello tenuto negli ultimi decenni di guerre “umanitarie” (condotte a turno anche da quei leaders democratici che ispirano i sinistri di casa nostra)? I principi dell’amministrazione Biden sono chiari e in perfetta sintonia con quelli del passato.
La seconda strigliata, che può meravigliare solo gli imbecilli progressisti con il cervello a strisce più che a stelle, è riservato alla Russia. In mancanza di qualunque senso del ridicolo il Dipartimento di Stato USA accusa Mosca di aver fatto l’identica cosa di quello che abbiamo visto appena un mese fa… a Washington e che era stato definito come un “attacco alla democrazia”!
Giusto per concludere: Navalny, che viene presentato dalla stampa occidentale come l’Oppositore di Putin, ha un partito di nemmeno centomila iscritti apertamente schierato dalla parte degli Stati Uniti, a favore della completa liberalizzazione dei servizi pubblici, favorevole all’emarginazione degli stati canaglia come Cuba, Iran e Venezuela… praticamente il programma politico-economico-militare statunitense! Navalny è talmente sputtanato in patria che un reale oppositore di Putin, il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zyuganov, non ha mancato di definirlo con disprezzo “uno Eltsin giovane ma sobrio“.
La propaganda, sia essa di stato o dei “liberi” mass media, non può sostituire i fatti: non è cambiato nulla nell’approccio aggressivo e guerrafondaio degli Stati Uniti.
E nulla può cambiare stante la situazione attuale. L’unica ricetta dei rappresentanti degli interessi imperialistici di una nazione in profonda recessione (in particolar modo i democratici, nel caso statunitense) è sempre la stessa: acuire le contraddizioni nell’unico modo che conoscono, cioè verso lo scontro, quindi la guerra, in qualunque forma questa si possa presentare. Da quella propagandistica fino a quella realmente guerreggiata.

P.S. È passata da poco l’infausta ricorrenza dell’apertura del campo di prigionia (cioè di tortura e di presenza ingiustificata di prigionieri in assenza di prove e senza possibilità di processo) di Guantanamo (11 gennaio 2002). Nonostante il programma presidenziale del successivamente eletto Obama nel 2009, con Biden come vicepresidente ricordiamolo ancora, recitasse che la chiusura del campo di tortura sarebbe stata una delle priorità del suo mandato. A tutt’oggi Guantanamo è aperto.

Red27