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L'inferno è troppo poco

Come al solito brindo (cin cin), ma (al solito) sono dispiaciuto che una bestia sia morta nel “proprio letto” e soffrendo poco.
L’8 novembre il torturatore ed assassino Emilio Eduardo Massera è morto nell’Ospedale navale di Buenos Aires, dove era ricoverato da anni, per i medici in stato di demenza senile avanzata.
Era uno dei più crudeli esponenti della dittatura (1976-1983) e il membro argentino più di spicco della loggia P2. Dopo aver ordito il golpe del 1976, insieme con il generale dell’esercito Jorge Rafael Videla – che assunse la presidenza de facto del Paese – e il generale dell’aeronautica Orlando Ramon Agosti, Massera fu uno dei protagonisti della prima giunta militare che governò il Paese dal 1976 al 1978
Era capo della Esma, la famigerata scuola superiore della marina, il gigantesco lager del regime dove furono torturate e uccise più di 5.000 persone. Fra i modi più atroci di uccidere i cosiddetti ’sovversivi’ c’era quello di gettarli ancora vivi dagli aerei nelle acque del Rio de la Plata, dopo iniezioni di Pentothal, o dopo averli feriti allo stomaco.
Dopo la fine della dittatura, come appare normale nella logica dell’imperialismo, aveva cercato di riciclarsi nell’agone politico argentino anche a seguito dell’amnistia concessa da Menem nel 1990.
Come ha titolato un giornale argentino: “L’inferno é poco”
Invece, ricordiamo i valorosi compagni argentini che morirono e vennero torturati dalle bestie in divisa e speriamo che sempre più bestie in un modo o nell’altro finiscano sotto due metri di terra.

Juan Carlos Almiron
Traduzione di Renato Battaglia