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Porci nascosti, ma non troppo

Quella che raccontiamo oggi, purtroppo, è l’ennesima storiaccia italiana venuta a galla qualche tempo fa per il meritorio impegno di qualche giornalista non ancora avvezzo alle “versioni ufficiali”.
Parliamo di un argentino con doppio passaporto di nome Carlos Luis Malatto, un 71enne che fino all’anno scorso soggiornava indisturbato a Furnari ridente paesino di quasi quattromila anime nel messinese e che circola liberamente in Italia dal 2011 grazie al passaporto italiano che gli viene dal nonno di Sestri Levante. È stato prima all’Aquila, dove ha atteso la sentenza di estradizione (negata dalla Cassazione per «insussistenza delle condizioni»), ha fatto volontariato alla Confraternita della Misericordia (a proposito delle relazioni naturali tra la Chiesa cattolica e dittature sudamericane…).
Carlos Luis Malatto è un ex-militare che ha sulle spalle tre mandati d’arresto spiccati dall’Argentina per quello che, secondo la Corte d’Appello di Mendoza, “è un torturatore” che “ha partecipato attivamente a diverse procedure di detenzione ed è uno dei più indicati dalle vittime” del regime di Videla “per la partecipazione a interrogatori sotto tortura”.
Nel corso del tempo sono emersi vari particolari della sua attività di carogna come quello del 15 ottobre 1976, quando Malatto era un giovane ufficiale di San Juan, Argentina e guidò il  sequestro della francesita. Il gruppo di militari da lui capeggiato, infatti, trascinò via Marie Anne Erize Tisseau, modella franco-argentina che poi risultò scomparsa, nel triste vocabolario del tempo desaparecita.
Rivas, un testimone presente al fatto, alzò la testa, vide la ragazza e guardò il biondino che comandava sentendolo chiamare: «Tenente Malatto!».
Questo episodio è solo la punta di un iceberg che certifica che il “gruppo di lavoro” di Malatto operava sistematicamente rapimenti, torture ed omicidi che la Procura argentina sta accumulando.
In passato il presidente di Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, Patrizio Gonnella, ha commentato che ieri come oggi “l’Italia è un paradiso giudiziario per i torturatori” (cfr. www.vice.com, ndr), perché la magistratura italiana non concede l’estradizione in quanto il codice penale italiano non prevede il reato di tortura!
Fin qui la triste cronaca.
Ci siano permesse alcune piccole digressioni intorno al tema.
È possibile che un papa argentino, Francesco I, idolo delle maestrine dalla penna rossa, dei mediadesinistra come Radio Popolare, di molti centri sociali e dei mentecatti di ogni latitudine, si sia recato ad Auschwitz, ma non all’ESMA (1), il famoso luogo clandestino di detenzione e tortura da cui passarono circa cinquemila di quei trentamila giovani, torturati e fatti sparire. Un luogo dal quale, durante gli anni della dittatura, la residenza di Bergoglio (che era rettore del Colegio Maximo di San Miguel a Buenos Aires) distava nemmeno quattro chilometri? Nessuno dei sinistrati ha niente da obiettare al “compagno-pontefice”?
È possibile, inoltre,  che la controinformazionedesinistraantifà, quella che da decenni segue, con impegno e profusione delle poche energie disponibili, l’evoluzione di qualunque gruppuscolo di malriusciti pelati col braccio teso non abbia una stilla di sudore da spendere per questi casi clamorosi di fascisti veri e certificati che, oltretutto, in Italia non sono per niente casi isolati? È opportuno rincorrere solo il fascismo da avanspettacolo?
Infine una domanda a chi, pennivendolo e gente comune, non più tardi di un paio d’anni fa ha festeggiato il ritorno di Cesare Battisti nelle patrie galere. Nemmeno una riga o un pensiero per condannare dei torturatori autori di svariati crimini contro l’umanità? Non ci dilunghiamo su Battisti, un idiota che si è illuso di riscattare la propria misera esistenza infilando le vesti craxiane dell’esule e del  perseguitato politico, ma la differenza di trattamento dei casi certifica che l’etica non è oggetto di interesse nella miserrima esistenza di questi “smemorati”.
In definitiva, per un motivo o per un altro, questi maiali in divisa razzolano liberi sul nostro territorio senza che nessuno abbia nulla da ridire. Speriamo che almeno facciano la fine dei suini anche se evidentemente, al contrario dei suini originali, il prodotto finale risulterebbe alquanto indigesto.

Red 5

(1) Escuela de Mecánica de la Armada (prima Escuela Superior de Mecánica de la Armada da cui ESMA)