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Il (Contrap)Punto: giornalisti (?) sportivi

Giornalisti? Chi ci salverà da questi cuochi della realtà?
Ennio Flaiano

La canea suscitata dagli episodi avvenuti nei giorni scorsi a Genova in occasione di un incontro (questa volta solo) di calcio fra le nazionali italiana e serba risuona ancora nelle orecchie del pubblico non conformista, non beota e non drogato di un Paese trascinato verso la catastrofe da una masnada di pennivendoli, di pseudointellettuali e di tirapiedi al servizio di una classe dirigente corrotta, venduta ai padroni d’oltreoceano e con seri problemi di equilibrio mentale. Ed ha qualcosa di indecente. A dir poco.
Ah, se adesso ci si mettono anche i giornalisti sportivi…!”, commentava comprensibilmente scandalizzato un nostro vicino di tavolo tutto impegnato a seguire la partita davanti alla TV del bar della periferia romana che abitualmente frequento.
Bruno Gentili, Fulvio Collovati, Marco Mazzocchi, Amedeo Goria: questi i nomi, che qui additiamo al pubblico ludibrio impegnati in una gara fra frustrati ed ignoranti (il simbolo dei cetnici scambiato per il possibile risultato dell’incontro dà la misura dell’incapacità e dell’inettitudine di un ceto parassitario e socialmente nocivo come quello degli intellettuali dell’epoca di Superviagra e della crisi mortale dell’imperialismo) avente per obiettivo la denigrazione gratuita dei serbi in quanto tali, l’incitamento all’intervento militar-poliziesco diretto ed il tentativo di ridicolizzare il capo (o presunto tale) degli Ultras avversari, pardon “nemici”.
Il quale Ivan – il presunto capo degli Ultras – sia detto per inciso – a parte il fatto di avere idee diverse dalle poche e banali che frullano nelle testine da volatili da cortile come quelle della “banda Gentili-Collovati-Mazzocchi-Goria” (ma il riferimento vale anche per tutti i loro sostenitori, e per tutti coloro che o li hanno imitati oppure si sono lasciati in qualche modo condizionare dai loro latrati di iene vigliacche) è “colpevole” soltanto, se si vuole essere obiettivi, di aver ridicolizzato i “potenti mezzi repressivi” del ministro leghista degli Interni. Facendo venire allo scoperto, molto più di quanto non riesca agli Autonomi, novelli operatori ecologici in quanto distruttori di cassonetti della spazzatura, la debolezza ed i limiti di una polizia battagliera, eroica ed efficiente solo quando si tratta di sgomberare i campi rom.
In ogni caso, alla “banda Gentili&Co.”, ai loro imitatori, ai loro mandanti, ai loro sostenitori, agli italioti ammalati di nazionalismo da pezzenti, frustrati e somari, ricordiamo soltanto quanto avvenne il 23 marzo 1999.
In quel giorno, la NATO scatenò la prima guerra europea dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale.
Una guerra che doveva condurre alla distruzione della Jugoslavia ed alla creazione di uno Stato-fantoccio gestito da trafficanti di droga e da killers prezzolati al servizio dell’imperialismo Usraeliano: il Kossovo: che è sempre stato e che sarà sempre, piaccia alla “banda Gentili&Co” oppure no, serbo.
Per 78 giorni (hanno un’idea, anche vaga, gli idioti che allo stadio di Marassi inveivano contro gli Ultras serbi, di cosa significhi vivere per 78 giorni sotto i bombardamenti, loro che, al massimo, conoscono l’esperienza di 78 ininterrotti giorni senza partite di calcio o senza videogiochi sul computer del lavoro, l’unico elettrodomestico che non hanno preso a rate grazie ad una vita da crumiri?!) si susseguirono ondate di bombardamenti aerei sul corpo già ferito a morte di un Paese colpevole di non volersi genuflettere davanti ai padroni dello Stato Canaglia per eccellenza.
Una guerra che sarebbe stata impossibile senza il ruolo da protagonista svolto dall’Italia di D’Alema e di Cossutta. Tre anni dopo la fine dell’aggressione alla Jugoslavia, D’Alema, questa caricatura di verme in sembianze scimmiesche, non esitò a dichiarare: “Vorrei ricordare che  quanto ad impegno nelle operazioni militari noi siamo stati il terzo Paese, dopo gli Usa e la Francia, e prima della Gran Bretagna… parlo non solo della basi che ovviamente abbiamo messo a disposizione, ma anche dei nostri 52 aerei, delle nostre navi. L’Italia si trovava veramente in prima linea.”.
Sopraffatti dalla nausea per l’ipocrisia e l’ignoranza, soprattutto l’ignoranza, di una classe politica di fascisti assassini ogni volta impuniti ed ogni volta meravigliati di non essere giudicati sempre e comunque “brava gente”, ci congediamo ricordando una dichiarazione al Corriere di Bologna di Sinisa Mihailovic, l’ex giocatore della Lazio e dell’Inter che ha, fra l’altro, il merito di essere inviso ad un assassino vigliacco come Adriano Sofri: “Ho nostalgia della Jugoslavia di Tito (…). Ero piccolo, quando c’era lui, ma una cosa ricordo: del blocco dei Paesi dell’Est la Jugoslavia era il migliore.
I miei erano operai, ma non ci mancava niente. Con Tito esistevano valori: famiglia, un’idea di patria e di popolo.
Quando è morto la gente è andata per mesi sulla sua tomba. Con lui la Jugoslavia era il Paese più bello del mondo…
”.
A sentire le gazzette anti-serbe ed i rotoli di carta igienica che si pretendono testate giornalistiche, Ivan-Il Terribile “ha chiesto scusa” al popolo italiano (ma di cosa, poi?).
Quando “il popolo italiano” chiederà scusa a quello jugoslavo?

P.S.
Ah, dimenticavamo: le scuse della “banda Gentili&Co.” Non sono né richieste né gradite: per loro è aperta ed auspicata solo la strada che conduce alla miniere di sale o ai lavori forzati per il resto della loro  stupida ed inutile vita…


Eugenio Colombo

La rubrica ospita contributi che non sempre e non necessariamente esprimono le  posizioni del CPU e della redazione web.