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La lega degli incompetenti

I leghisti, questi recordman della beceraggine più squallida, non sono soltanto un’accozzaglia di malriusciti senza arte né parte.
Sono anche degli incompetenti.
Prendete la questione delle banche, il nuovo obiettivo delle pretese leghiste rilanciato di recente dalle dichiarazioni dell’Handicappato Nazionale Umberto-Boccalone-Bossi (genitore di Renzo-Trota-Bossi).
Parlare di banche, in casa della Lega, significa parlare della CREDIEURONORD, l’istituto bancario fondato, nel 2000, dal Carroccio che riuscì a stabilire il record di… perdere tutto il proprio capitale in soli tre anni!
Per poi essere salvato, insieme alle facce di m… dei dirigenti leghisti che lo avevano letteralmente affondato in un mare di debiti, da Gianpiero Fiorani.
Il banchiere lodigiano, più noto come truffatore che come uomo d’affari, che nel 2004 la acquistò facendo annegare tutti i debiti accumulati nella più grande Banca Popolare di Lodi.
Il giornale della Confindustria raccontò a suo tempo della creazione di un Comitato di cinquecento soci azionari della CREDIEURONORD che denunciarono la banca con lo scopo di “dare battaglia per riavere almeno parte del proprio denaro”.
Uno dei coordinatori del Comitato spiegò che “il capitale sociale era pari a trenta miliardi di vecchie lire, sottoscritto in gran parte da militanti e simpatizzanti della Lega Nord. In tre anni di operatività, ne è stato sperperato circa l’85%. Nel 2000 le azioni valevano 50mila lire, pari a 25 euro: il primo esercizio ha chiuso in rosso, ed era normale visto che la banca era in fase di avviamento.
Nel 2002 fu varato un aumento di capitale da 28 euro per azione: non servì a nulla per l’ennesima chiusura in perdita.
Ai soci fu chiesto un altro contributo nel 2003. Fu indetta un’altra operazione di incremento del capitale a 9,5 euro per azione, a cui parteciparono i vertici della Lega, insieme a consiglieri regionali e comunali. Ogni azione della EURONORD-HOLDING (già CREDIEURONORD) scese a 4 euro, facendo perdere a quelli che avevano sottoscritto le azioni all’atto di nascita della banca 21 euro per azione, mentre chi aveva sottoscritto il primo aumento di capitale andò sotto di 24 euro.
I soci sottoscrittori solo del secondo ebbero un rosso di 5,5 euro ad azione”.
Il ministro Maroni, con la faccia di pesce lesso di chi nuota in un branco di animali acquatici in cui prosperano, fra gli altri, Boccaloni e Trote, suggerì ai giornalisti che si interessavano del caso di “occuparsi piuttosto della Parmalat e di Cirio”.
Con ciò dando prova di solidarietà nei confronti degli alleati non solo di governo ma soprattutto di truffa e di altri consimili crimini…
Nel 2006, tre funzionari dell’istituto vennero condannati a risarcire tre milioni di euro.
E i dirigenti della Lega?
Per loro, nessuna pena, le pene ricadendo, come al solito quando si tratta di farabutti incompetenti, sui soli cittadini.
Che, alla Lega, dovrebbero far fare l’unica fine che merita: precipitare, complice un calcio ben assestato nel fondoschiena, nella cloaca, che sia padana oppure no poco importa.

Anonimo Padano