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Da che pulpito!

Cattolici “femministi” e  velo

…qualunque donna preghi o profetizzi senza velo sulla testa, disonora il suo capo, perché, se non si vela la donna, si tagli anche i capelli; e se è turpe per la donna il tagliarsi i capelli e radersi, si veli dunque.
L’uomo non deve coprirsi il capo, perché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo.
E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo.
Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza…
”.

Nuovo Testamento, Prima Lettera ai Corinzi (Epistola di San Paolo) 11,5.

“Ambrogio (dottore della Chiesa, n.d.a.) dice: “Le donne devono coprire le loro teste perché non sono ad immagine di Dio.
Devono fare questo come segno della loro soggezione all’Autorità e perché il peccato è venuto nel mondo attraverso loro.
Le loro teste devono essere coperte in chiesa in onore del vescovo.
Similmente non hanno l’autorità di parlare perché il vescovo è l’incarnazione di Cristo”.

Decretum Gratiani (1140).

(Graziano fu un monaco camaldolese giurista di diritto canonico. Al Decretum che porta il suo nome si è ispirata la Legge Ecclesiastica in vigore fino al 1917).

Citazioni raccolte da Ravachol a dimostrazione che, sulla questione del velo, l’islam ha ben poco da insegnare alla Chiesa cattolica.
Quanto poi a “femminismo”, o comunque a considerazione della donna e della condizione femminile più in generale, la gara, nel Torneo della Tolleranza, del Rispetto dei diritti e della Modernità disputato dall’Islam e dal Cattolicesimo, sembra avere per contendenti Calderoli da una parte e Bin Laden dall’altra.