Canale Video


Calendario

Novembre 2021
L M M G V S D
« Ott    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930  

Archivio Articoli

Dal Web a Il Buio

Pubblichiamo per i nostri manzoniani 25 lettori un articolo di qualche tempo fa che rimane di stretta attualità data la situazione sul campo di battaglia siriano, non fosse altro per ricordare che il mondo e le aggressioni imperialiste vanno avanti a prescindere dal SARS-CoV-2. L’articolo è riportato integralmente, mentre la foto è stata una scelta nostra. In ultimo un aggiornamento sulla situazione attuale.
La Red/Azione de Il Buio

LA SIRIA: CHI AGGREDISCE E CHI È AGGREDITO, CHI ATTACCA E CHI SI DIFENDE
TANTO PER CHIARIRE. LA CRISI SIRIANA NEGLI ULTIMI CINQUE MESI
Ai primi di ottobre del 2019 arrivò – incredibile e indecorosa perfino per tempi come questi – la notizia dell’accordo fra gli Stati Uniti di Trump e la Turchia di Erdogan: il primo abbandonava gli alleati (fino a quel momento) curdi nell’area settentrionale della Siria alle truppe turche e ai suoi mercenari, notoriamente decisi a schiacciare l’autonomismo curdo (i leaders del quale si erano incautamente spinti, nelle settimane precedenti, a sperare che USA e Israele li avrebbero aiutati nel realizzare il sogno dell’autonomia, in ringraziamento di quanto essi avevano fatto per sconfiggere le forze di Daesh) e alleati di fatto con il peggior islamismo radicale, quello sostenuto dall’Arabia Saudita (e quindi, se due più due fanno quattro, amici obiettivi degli amerikani).
Ma allora, e sono passati soltanto cinque mesi, media e opinione pubblica s’indignarono e invocarono misure contro quella barbarie. I curdi, si diceva, erano stati alleati del mondo occidentale con i terroristi di Daesh: ma ora, per evitare che al confine con la Turchia si formasse un’enclave autonoma curda, si lasciava mano libera al ‘dittatore’ Erdogan (com’è noto egli per i media occidentali è un tiranno nei giorni dispari e un presidente alleato in quelli pari, a seconda delle convenienze) per fare piazza pulita dei suoi avversari. L’incursione turca c’è stata, gli amerikani si sono ritirati dall’area con l’eccezione dei pozzi di petrolio in territorio nazionale siriano che ancora presidiano, e lungo il confine è stata creata una zona cuscinetto controllata dalla Turchia.
Siamo a febbraio e lo scenario è mutato. Il destino dei curdi evidentemente non interessa più nessuno, magari complice l’isteria da Coronavirus: e apprendiamo che un raid siriano (o russo-siriano) nei pressi di Idlib, a Boulian, ha ucciso una trentina di soldati turchi, con conseguenti proteste della NATO e minacce di Erdogan, in caso l’appoggio NATO non fosse sufficientemente sostenuto, di aprire il confine con la Grecia e lasciar passare decine di migliaia di profughi disperati. Cosa che ha già cominciato a fare, con numeri ancora modesti, circa 20mila persone, tanto per dare un assaggio di quello che potrebbe succedere (da notare che i profughi siriani, contrariamente a quanto continuano da noi a ripeter alcuni media, non sono folle politicizzate che vogliono sfuggire alla tirannia di Assad, bensì masse di disgraziati che scappano dalla guerra, dalla fame, da condizioni di vita divenute impossibili).
A quanto pare, come dicevamo, il bombardamento ben mirato su Idlib è stato condotto non direttamente dai siriani, ma dai russi, che nel frattempo hanno aumentato la loro presenza nel Mediterraneo tanto per far sentire il fiato sul collo a Erdogan e compagni e per tutelare i loro nuovi interessi sui bacini petroliferi sottomarini di recente scoperti nello specchio di mare tra Turchia, Cipro, Siria, Israele ed Egitto. Lo fanno tutti: perché non loro?
Ma qual è la stata reazione dei media rispetto a questo nuovo scenario? Nessuno si chiede cosa ci facciano soldati turchi che pure sono in effetti una truppa d’occupazione in quell’area istituzionalmente e ufficialmente siriana, l’ultima in mano a Daesh; anzi, neppure si parla più di Daesh, ma di un’area controllata da generici “ribelli”. Ci si dimentica che la Turchia, insieme all’Arabia Saudita, è stata lo sponsor maggiore dell’ISIS in Siria, e che lungo il confine transitava di contrabbando a buon prezzo il petrolio rubato alla Siria, con buoni guadagni una parte dei quali finiva in un modo o nell’altro anche direttamente nelle tasche del presidente-sultano di Ankara. Per anni contro Assad è stata montata una propaganda mostruosa, sostenuta dagli “Elmetti Bianchi” premiati in Europa e negli USA, pronti a denunciare di continuo attacchi siriani a base di armi chimiche sempre smentiti poi dalle inchieste successive (ma le notizie false arrivavano da noi a gran voce e a colpi di grancassa mediatica, mentre le successive smentite si perdevano confinate in poche righe d’agenzia cui nessuno badava: questa è l’informazione democratica, babies – come direbbe Humphrey Bogart –, e voi non potete farci proprio niente).
Con l’aiuto della Russia (Sancte Vladimire, ora pro nobis…), Assad ha liberato la Siria dall’ISIS e dalla presenza straniera: però nessuno ha fatto vedere in televisione o sulle prime pagine dei grandi media occidentali il Natale festeggiato insieme da musulmani e dalle diverse comunità cristiane per le strade di Damasco e Aleppo che tornano alla vita dopo anni di massacri. Grazie all’esercito di Assad e all’aiuto russo.
Quanto a Idlib, esso non è un bastione di resistenza, non ci sono ribelli: ci sono truppe di invasori turchi (e chissà di quali altri paesi, occidentali e contractors e mujahiddin islamisti inclusi) che sostengono quel che resta di Daesh. È chiaro che a fare le spese dei combattimenti e dei bombardamenti è in primo luogo la popolazione civile, come in tutti conflitti dalla Seconda Guerra Mondiale in poi: ma qui abbiamo da una parte un esercito regolare che cerca di riunire e liberare una nazione, dall’altra il terrorismo a sponsorizzazione internazionale con la complicità di noi europei.
È questo che ci dobbiamo ricordare; ed è questo che dovremmo ricordare ai politici che si schierano a favore dell’asse Erdogan-Trump. Invocando l’articolo 5 del patto NATO da una parte (quello che costringerebbe gli alleati a intervenire), dall’altra minacciando di aprire le frontiere come già aveva fatto nel 2015 (quando l’impennata delle migrazioni verso l’Europa ha causato una crisi maggiore della quale sentiamo le conseguenze politiche ancora oggi), la Turchia spera oggi di portare dalla propria parte l’Unione Europea e le forti spinte antirusse che, almeno in parte, l’attraversano; nel frattempo gli Stati Uniti stanno a guardare perché hanno ogni convenienza a vedere come riusciamo a nuocerci da soli. Non è certo la prima volta che succede, è una politica che conosciamo, ma evidentemente ancora funziona, complice un sistema mediatico manovrabile e un’opinione pubblica che, ormai, è priva di opinioni e segue ogni sollecitazione senza riflettere su qual è il suo interesse.

Franco Cardini – Marina Montesano

Cfr. articolo originale da www.francocardini.it

I terroristi filo USA in Siria si leccano le ferite dopo l’attacco missilistico russo/siriano

L’esercito siriano ha distrutto più di 100 veicoli dei terroristi jihadisti con due attacchi missilistici.
Fumano ancora le carcasse delle centinaia di veicoli terroristici filo-turchi in Siria distrutti da due attacchi missilistici delle SAA.
La notte prima, nella parte settentrionale della Siria, sulle strutture controllate dai miliziani, sono tuonate due potenti esplosioni che, alla fine, non sono state associate agli attacchi dei droni russi, come inizialmente detto, ma sono state provocate da due attacchi dell’esercito siriano con i nuovi missili in dotazione, i Tochka-U.
Le conseguenze degli attacchi si sono rivelate estremamente distruttive per i jihadisti: più di cento veicoli sono stati distrutti, principalmente autocisterne che contrabbandavano petrolio dalla Siria alla Turchia.
Secondo Avia.pro, gli attacchi sono stati effettuati nell’area degli insediamenti di Tarhin e Al-Hamran, mentre i bombardamenti sono stati forse i più distruttivi per le bande armate.
Va notato che recentemente l’esercito siriano ha utilizzato attivamente i suoi missili Tochka-U OTRK per attaccare jihadisti e gruppi terroristici in tutto il paese.
Nota: Informazioni pervenute da fonti dell’opposizione dicono che i gruppi terroristi hanno richiesto un intervento dell’aviazione USA per contrastare l’offensiva russo/siriana e sperano che il presidente Biden venga ad aiutarli. La Russia con il suo attacco ha fatto capire che i terroristi e i loro complici possono saccheggiare le risorse petrolifere dai pozzi nel nord della Siria, che si trovano sotto l’occupazione USA, ma non gli verrà consentito di trasferire questo petrolio dal territorio della Siria alla Turchia. L’aviazione aerospaziale e i sistemi di sorveglianza russi controllano i movimenti dei terroristi sul terreno e sono pronti ad intervenire.

Fonte: Avia Pro

Traduzione e nota: Luciano Lago

Articolo tratto da www.controinformazione.info