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In memoria di Piero Bassi

21 Dicembre 2020

Non c’è persona che lo abbia conosciuto a cui Piero non abbia regalato una parte più o meno grande della sua vasta conoscenza, della sua articolata capacità di ragionamento e argomentazione, e della sua umanità. Umanità che non riusciva a celare nemmeno dietro  al giudizio più netto o alla discussione più accesa.
Chiunque sia qui ora (in persona o in spirito) conserva un pezzo di Piero: il sorriso (raro) che lasciava cadere, la domanda apparentemente ingenua, quel suo assentire silenzioso, il gesto di accendersi la sigaretta, la testa china mentre seppellivamo Graziella, compagna di una vita e figlia di Giacomo “Lupo” Cattaneo, partigiano e rivoluzionario, morto per le grinfie della controrivoluzione.
Chiunque abbia frequentato la sua casa può testimoniare la vastità dei suoi interessi e delle sue passioni: dalla filosofia alla letteratura indebitamente chiamata “gialla”, dalla medicina alla poesia, dal fumetto al basket dell’amata squadra dell’Olimpia. Materie che maneggiava con la cura e allo stesso tempo dimestichezza e autorevolezza.
Chi di noi non lo ricorda citare il suo amato Leopardi, “primo di tutti i grandi materialisti”? Chi non lo ricorda rinvenire una citazione e spiegarne la forza esplicativa? Aveva però nei confronti dei suoi mentori la statura intellettuale di chi è in grado di discorrere con loro sullo stesso piano. Di Brecht, ad esempio, che per lui era l’archetipo dell’artista che aveva consacrato la propria arte alla rivoluzione, diceva di non amare la famosa frase sul “sedersi dalla parte del torto”, perché anche come artificio retorico minava il principio stesso della “ragione storica” della rivoluzione.
E tante volte l’abbiamo immaginato discorrere con Marx rinfacciandogli di essere stato “poco materialista” e l’errore di fondo dell’aver immaginato come “risolutiva” la contraddizione tra Modo di Produzione Capitalistico e Forza Lavoro: “la Rivoluzione è affare da e per Rivoluzionari, non per operai”, dicevi.
Quante volte, Piero, ti abbiamo ascoltato spiegare questo ultimo tradimento: “quello della classe operaia. Di una classe sociale che avrebbe dovuto emancipare non solamente se stessa, ma addirittura l’Umanità dallo sfruttamento, e liberarla dalle catene dell’alienazione capitalista. E che, invece, a prezzo della vita di milioni di militanti caduti lottando per suo conto e a sua nome, alla fine della propria parabola involutiva ha scelto deliberatamente di condividere il programma del proprio nemico storico”.
Sì, ti abbiamo immaginato prendere sotto braccio Engels e dirgli “Spiegagliela meglio, al Moro, questa faccenda dell’aristocrazia operaia”.
È questo acume nel sottoporre a verifica il pensiero a cui aveva aderito fin da giovanissimo ad averlo reso un gigante tra i nani. Capace di discutere alla pari coi giganti e sprezzante coi nani.
I nani, categoria in cui annoveriamo in primo luogo, quelli che chiamava “sedicenti rivoluzionari assoluti”, “giacobini da strapazzo con tendenze fascistoidi – che successivamente, e non casualmente, hanno venduto se stessi, la loro dignità ed i loro compagni di lotta letteralmente per il proverbiale ‘piatto di lenticchie’”.
E nani sono anche i dissociati, nelle loro più varie formule: da militanti che si avvalsero della legge a quelli che manifestarono la propria dissociazione propugnando “soluzioni politiche” o dedicandosi alla dubbia attività della memorialistica (utile in fin dei conti solo alla propria personale ed individuale autopromozione). “Perché [citiamo le sue parole]  l’abbandono della militanza, in particolare della militanza rivoluzionaria, si configura come un atto controrivoluzionario allorché esso viene proclamato PUBBLICAMENTE e si traduce OGGETTIVAMENTE in una dichiarazione di lealtà allo Stato. Ed in una conseguente delegittimazione di chi ha militato o séguita a militare nel campo avverso.
E di nani è, infine, composta la immonda schiera di coloro che con sussiego si permisero di giudicare la vita di un  rivoluzionario come Piero Bassi col metro del diritto: giudici, magistrati, poliziotti, carcerieri che lo ebbero nelle loro sporche mani.
Non meritano, invece, neanche di essere citate, le carogne che mai militarono tra le fila della rivoluzione ma che, per averci flirtato o per aver mimato qualche fraseggio roboante, oggi fanno parte della schiera di benpensanti democratici, dei sostenitori di improbabili liste “di sinistra” e candidati progressisti alle varie cariche elettive “in nome del popolino sovrano”.
Piero si considerò sempre come parte di un movimento internazionale che ad un certo punto insorse contro l’imperialismo, incendiando l’Africa, le Americhe, l’Asia e l’Europa. Con chiarezza precisava la discriminante internazionalista che egli vedeva nelle posizioni della RAF e nel rinvenire nella grandezza dei Tupamaros la primogenitura di quell’esperienza che lui chiamava con fierezza “la guerriglia urbana” (e non con la riduttiva locuzione di “Lotta armata”). Era, e si sentiva, compagno di strada dell’ERP, dei Montoneros, delle organizzazioni politico militari palestinesi. Seppe coniugare la ragione, sostenendo il “Fronte combattente antimperialista”, e il cuore di chi vedeva fratelli di lotta dove altri vedono differenze, pelosi distinguo, patetica tifoseria.

Ecco, oggi siamo qui a ricordare Piero Bassi, il rivoluzionario, il militante delle Brigate Rosse Partito Comunista Combattente. Il redattore e penna sopraffina della rivista Il Buio.
E a tutti voi che siete qui dedichiamo questi versi di Tenco, a voi e a tutti coloro che verranno.

Ragazzo mio, un giorno ti diranno che tuo padre
Aveva per la testa grandi idee
Ma in fondo, poi non ha concluso niente
Non devi credere, no, vogliono far di te
Un uomo piccolo, una barca senza vela
Ma tu non credere, no, che appena s’alza il mare
Gli uomini senza idee, per primi vanno a fondo
Ragazzo mio, un giorno i tuoi amici ti diranno
Che basterà trovare un grande amore
E poi voltar le spalle a tutto il mondo, no
No, non credere, no, non metterti a sognare
Lontane isole che non esistono
Non devi credere, ma se vuoi amar l’amore
Tu non gli chiedere quello che non può dare
Ragazzo mio, un giorno sentirai dir dalla gente
Che al mondo stanno bene solo quelli
Che passano la vita a non far niente, no
No, non credere, no, non essere anche tu
Un acchiappanuvole che sogna di arrivare
Non devi credere, no, no, no, no, non invidiare chi
Vive lottando invano col mondo di domani

Ti abbracciamo Piero: “uno dei tanti che in tante epoche hanno perso ma non sono stati sconfitti. Perché non potrà mai essere sconfitto chi non ha rinunciato a lottare sempre e dovunque per la Verità, la Giustizia e la Felicità.”

I tuoi compagni