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L'angolo della poesia

Rubrica periodica

“Hanno ucciso Victor Jara libera voce del Cile. La sua voce era grido e la chitarra fucile”
Da “Scarpe nuove eppur bisogna andar”, del Canzoniere delle Lame.

Victor Jara. Un nome non a tutti noto. Non di sicuro alle “nuove generazioni”, alle generazioni che venerano gli dei di Internet, del cellulare, dei videogiochi, dei selfie e delle mille altre miserie tecnologiche create per assecondare l’ignoranza di scimmiette alienate.
Victor Jara é stato un grande chitarrista cileno, un militante del PCC (Partido Comunista de Chile), membro del comitato centrale della Juventudes Comunistas de Chile, un compagno, perché essere militanti del Partito Comunista cileno, in quegli anni ed in Latino-America non era per nulla simile all’esserlo nel Partito “comunista” di Berlinguer in Italia.
Dopo l’11 settembre del 1973, giorno del golpe delle bestie fasciste di Pinochet e dei loro sostenitori, rinunciò a mettersi in salvo per continuare a lottare in patria. Quando fu catturato dagli animali in divisa, ebbe macellate e tagliate le mani nello stadio di Santiago, divenuto il lager della dittatura nazi-clerico-fascista..
A lui, Geraldina Collotti ha dedicato i versi che qui sotto potete leggere.

“Ti hanno spezzato le mani, Victor/
ho preso la matita e il tuo fucile/le mani, Victor, le mani/
gli occhi di Wilma/il suo fucile/
mi hanno spezzato i piedi, Victor/
ero al chiuso/scrivevo con la bocca/
e mi sporcavo la faccia/
saliva sul timbro censura/
poi abbiamo perso ancora e ancora/
e le tue mani sempre a suonare/
come campane a morte/
o nasciture”.

Versi tratti da “Quel sole e quel cielo” raccolta di poesie di Geraldina Collotti, La città del sole editrice.

Jara fu, fino alla morte, un militante del Partido Comunista de Chile e membro del comitato centrale delle Juventudes Comunistas de Chile. Oltre ad aver appoggiato politicamente il presidente cileno socialista Salvador Allende, era stato attivo nell’ambito del movimento noto come Nueva Canción Chilena. Il golpe del generale Augusto Pinochet contro il presidente Salvador Allende, che pose fine per molti anni alla democrazia in Cile, lo sorprende all’università. Viene preso prigioniero insieme a numerosi alunni e professori. Lo conducono allo Estadio Nacional de Chile, trasformato in campo di concentramento, poi nel vicino Estadio Chile, un complesso sportivo con un palazzetto dove si praticavano vari sport, e qui rimane prigioniero diversi giorni.