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Una società di spioni

Allo sfacelo storico – ed alla degenerazione – di una “società civile” che sprofonda giorno dopo giorno nelle sabbie mobili di un capitalismo in (ormai permanente) stato comatoso, sembra non esserci limite.
La tappa attuale, di questa corsa verso la barbarie, è scandita dagli esiti di una delle tante inchieste condotte nei mesi scorsi.
Un’indagine della DEMOS-UNIPOLIS condotta per l’Osservatorio su Sicurezza, percezione e informazione ha stabilito che circa nove italiani su dieci sono favorevoli ad “aumentare la sorveglianza con telecamere in strada e nei luoghi pubblici”.
Circa uno su due a “consentire al Governo di monitorare le transazioni bancarie”.
Infine, uno su tre a “rendere più facile per le Autorità leggere la posta, le e-mail o intercettare le telefonate senza consenso delle persone”.
Insomma, spioni e spiati “d’amore e d’accordo”, d’accordo sulla necessità di spiare tutti, soprattutto quelli che non sono e non vogliono diventare spioni.
Qualcuno ha osservato che è “il clima del tempo”, un tempo “di farabutti”, per dirla con il titolo di un’opera della compagna dell’immenso Dash Hammett, uno che di spie, di spioni e, soprattutto, di farabutti, s’intendeva molto più della pensionata cattolica che, dimenticandosi della protezione dell’angelo custode e dell’intercessione dei santi, teme di essere derubata della pensione, neanche fosse il Superviagra Nazionale o una della famiglia-Agnelli.
Prendete il successo de Il Grande Fratello, la trasmissione televisiva per decerebrati da entrambi i lati dello schermo. Archetipo di tutti i reality show, il GF, dove i concorrenti stanno rinchiusi in una casa, ciascuno da solo contro tutti gli altri. Mentre il mondo fuori li spia, a (tele)comando.
Una società allo specchio, fatta di spettatori che apprendono l’arte di arrangiarsi, di guardare gli altri e di essere guardati.
Di guardarsi: dagli altri.
Non a caso sette italiani su dieci dicono che occorre cautela nel rapporto con gli altri: che ti potrebbero fregare (sondaggio DEMOS, novembre 2009).
Di conseguenza, ciascuno per proprio conto. Sottoposto ad un “controllo continuo”.
D’altra parte, le nuove tecnologie della comunicazione rendono possibile ogni intrusione nel “privato”, immediatamente, senza alcuna mediazione. E lo rendono anzi di pubblico dominio.
Ogni cellulare è dotato di videocamera e di apparecchio fotografico, per cui chiunque può riprendere chiunque, in ogni momento ed in ogni luogo. E riversare le immagini in rete in tempo reale.
Tutti possono essere spiati ed ascoltati ovunque, da soggetti “pubblici” ma anche da soggetti privati.
Per motivi di sicurezza – dove la sicurezza va intesa come, per usare una definizione brechtiana, “la porta blindata degli imbecilli contro l’ingresso dell’intelligenza” -; ma anche per motivi di interesse, visto che le informazioni private e personali hanno un valore di mercato crescente.
Commenti, in conclusione?
Uno solo.
Paradossalmente (ma non tanto), il crollo delle cosiddette “società autoritarie dell’Est” ed il “trionfo della democrazia” ha condotto ad uno stato di cose che non ha proprio nulla da invidiare alle pagine del capolavoro di Orwell, in cui comunque il Grande Fratello non è (ancora) un format televisivo.
E, come ben sanno quelli che, come noi de IL BUIO, si pongono in tutto e per tutto sul terreno del marxismo rivoluzionario, non poteva essere diversamente.
Lo scopo del capitalismo, infatti, non è la liberazione dell’individuo, ma il suo totale asservimento alle ragioni dello sfruttamento.
Cosa che, la pensionata tutta rosari a padre Pio e paura dei ladri extracomunitari che potrebbero toglierle, oltre ai soldi, anche una virtù a suo tempo sacrificata al parroco ed al padrone della fabbrica, ignora ed ignorerà sempre…

Eugenio Colombo