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Nuovo imperatore o imperatore nuovo?

Il male minore è comunque un male
Anonimo padano

Alla fine, l’Impero (rinunciamo all’aggettivo yankee perché l’Impero è solo e soltanto loro) ha un nuovo Imperatore: il “democratico” Joe Biden.
La falsa Sinistra catto-comunista, le maestrine dalla penna rossa ed i fraticelli laici dei centri sociali hanno scelto di esultare per l’elezione, peraltro tutt’altro che travolgente, del nuovo Boss di Gringolandia. Ma hanno validi motivi per farlo?
Joe Biden, non lo si dimentichi, è stato il vice del premio ‘Nobel per la Pace’ Barack Obama. Che veniva considerato una “speranza di cambiamento” per gli USA. Sappiamo tutti come è andata a finire: durante la sua presidenza, gli yankees hanno sganciato più bombe su Yemen, Afghanistan, Libia, Somalia, Pakistan, Iraq e Siria di quanto non sia mai stato fatto prima. Ha imposto sanzioni criminali contro il Venezuela, definito una “minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale”, armato i golpisti di Caracas così come di Managua, nel tentativo, peraltro fallito, di rovesciare il governo sandinista guidato dal Comandante Daniel Ortega. Ha sostenuto i tentativi, questi sì coronati da successo, di golpe parlamentare contro Dilma Rousseff in Brasile, nonché il killeraggio politico dell’ex presidente argentina Cristina Kirchner.
Venendo a Biden ed alla sua famiglia, sono noti, a tutti fuorché agli pseudo-democratici di casa nostra, i  legami e gli affari poco chiari con i neonazisti ucraini. Il figlio di Joe, Hunter, nonostante non parlasse la lingua e non vantasse particolari competenze in campo energetico, nel maggio 2014 entrò nel consiglio d’amministrazione della Burisma Holdings, compagnia ucraina del gas. Con uno stipendio di 50 mila dollari al mese. Pochi mesi dopo,  venne cooptato in seguito alla decisione di Obama di affidare al suo vice, Biden per l’appunto, il compito di seguire la “transizione politica” (leggi: la “rivoluzione colorata” che ha portato al potere i neo-nazisti in Ucraina) in quel Paese.
Ma non basta: Biden ha votato a favore di qualunque guerra sia stata fatta dagli USA negli ultimi Trent’anni. A favore delle guerre dei Bush in Iraq, a favore della guerra contro la Serbia, per non parlare di diversi interventi in Africa. Ha sostenuto le Primavere Arabe e le Rivolte colorate, per tacere della sua amicizia con Colin Powell, quello delle armi chimiche in Iraq, per chi se ne fosse dimenticato. E, benché cattolico, rivendica il proprio entusiasta sostegno alla politica genocida e criminale dell’entità sionista (1).
Un guerrafondaio della peggior specie, dunque.
E’ il caso allora di esultare per la nomina di uno così?

Luca Ariano

(1) “Netanyahu, Biden grande amico di Israele. ‘Con lui un rapporto personale che dura da quasi 40 anni‘” (ANSA dell’8 novembre)