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Calcio&fede

Lei si chiama Rosa Lupoli; ed è una monaca di clausura delle Clarisse Cappuccine.
E’, insomma, una “tutta dio e “Gesù Cristo”, non potendo più essere, per scelta personale “tutta casa e Chiesa”.
Rosa Luppoli, però, è anche tifosissima del Napoli calcio, la squadra in cui ha militato il Messia del sottoproletariato e dei camorristi partenopei, e cioè Diego Maradona, uno che riusciva a tenere insieme Fidel ed il Papa, l’amore per gli ingaggi miliardari e quello per il popolo, in particolare per quella parte del popolo che gli forniva cocaina e “guaglioncelle”. Un Santo, insomma, se la si vuol vedere così.
Ma torniamo alla nostra suora di clausura. Che, dopo la farsa della mancata partenza della di lei squadra del cuore (santo, ovviamente!) per la trasferta di Torino in cui avrebbe dovuto giocare l’incontro con la Juventus se non ci si fosse mezza di mezzo l’ASL di Napoli, ha twittato: “La Juve è sempre la solita squadra. Con un’altra squadra magari ci si poteva sorprendere ma che la Juve venga a parlare di rispetto delle regole…” (cfr. Il Fatto quotidiano del 6 ottobre, pag.13).
Non l’avesse mai fatto. Via Facebook (ma quante sono le “vie del Signore”?!) l’hanno subito redarguita, forse perché hanno giudicato eccessiva la scomunica, le Clarisse itineranti: “Basta, stai superando i limiti”.
Il confronto, però, si è esaurito a questo punto: senza denunce alla Santa Inquisizione, senza scomuniche e, soprattutto, senza condanne al rogo.
In ogni caso, comunque, a conferma del livello a cui si è ridotta una religione che, per  evitare di sparire, non disdegna di intrufolarsi nelle curve degli ultrà.
Addirittura dalla clausura.

Ravachol