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Pulpiti e prediche

Il “papa rosso” amato dalle maestrine dalla penna rossa e dai falsi sinistri che confondono la sua (reazionaria) Teologia del Popolo con la (rivoluzionaria) Teologia della Liberazione ha mandato alle stampe, pochi giorni fa, una nuova enciclica che rilancia, accanto alla difesa dell’ambiente ed alla critica del sistema capitalistico (!), la centralità dei “diritti senza frontiere”, contro i muri dei “nazionalismi esasperati”. E mai più guerra, né pena di morte .
Bene, bene.
Solo che…; solo che, come al solito quando si tratta di cristiani, cristianucci e fedeli al séguito, il “papa rosso”, parla (anzi: scrive) bene ma razzola male, come recita l’adagio che si ispira all’esempio dei papi e dei vescovi che, dal tempo dei tempi, non fanno altro che accumulare ricchezze; e soprattutto immense proprietà fondiarie in Italia e nel mondo. Non c’è infatti Paese o continente che non registri proprietà immobiliari intestate ai preti, alle chiese locali o a qualche loro tirapiedi o prestanome.
Un esempio? L’immenso patrimonio artistico distribuito sul territorio italiano la cui proprietà, se fosse trasferita ai Comuni e alle Regioni, renderebbe al pubblico erario grandi vantaggi economici e potrebbe aiutare a ridurre il debito pubblico che affligge lo Stato Italiano e impoverisce le casse delle Regioni.
Fatto questo – tutte le proprietà della chiesa all’asta e tutti i beni artistici ceduti agli enti locali e allo Stato – per la prima volta nella storia la Chiesa sarebbe credibile, ma, più di tutto, sarebbe credibile  l’ultima enciclica di Francesco e la stessa figura di un pontefice peronista che strizza l’occhio alla Sinistra per dissimulare la ricchezza del Vaticano evitando di metterla in discussione.
E, soprattutto, di rinunciarci.

Ravachol