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Di bestie e bestialità

Lo confessiamo: Bolsonaro, a noi, piace. Beh, non proprio piace: a noi Bolsonaro sta simpatico.
E non perché, di nome, fa Jair, come la mitica ala destra dell’Inter di Moratti senior e di Helenio Herrera, uno che, a differenza di Conte (Conte chi?) non entrerà mai nella Storia né tantomeno nel cuore dei veri tifosi interisti.
A noi Bolsonaro, ma anche Trump dai, dicevamo, sta simpatico. Perché ci hanno sempre fatto tenerezza gli “scemi del villaggio”; perché è un reazionario imbecille, uno che, nella scala darwiniana dell’evoluzione, sta sopra le scimmie, ma neanche poi tanto.
E, se possibile, ci è diventato ancora più simpatico quando abbiamo letto della sua ultima impresa da “scemo del villaggio”, per l’appunto; qualcosa, trattandosi del Gorillone brasiliano, che si colloca  a metà strada fra il raglio di un asino ed il chiocciare di una gallina da cortile.
In un tweet scritto (ma l’avrà poi scritto veramente? veramente sa scrivere un demente suo pari?) nell’anniversario dell’assassinio del Che, il 9 ottobre scorso la bestiolina brasiliana la cui semplice esistenza dovrebbe far meditare i fessi che, quando si parla di Brasile, fanno correre i loro ridicoli e fatui pensierini al Carnevale di Rio ed ai campioni di calcio, così si è espresso: “9 ottobre. È  morto in Bolivia il delinquente comunista ‘Che’ Guevara, la cui eredità ispira solo emarginati, drogati e la feccia di sinistra”. “Con la sua fine – ha proseguito – il comunismo ha perduto forza in America latina, ma è ritornato con il ‘Forum di San Paolo’ (che raggruppa personalità della sinistra latinoamericana, ndr) che noi continuiamo a combattere”.
Avete capito, adesso, perché il gorillone Bolsonaro ci sta simpatico?
No? ma dai: non vi fa piacere constatare ogni volta che, tra voi e gli Idioti alla Bolsonaro e alla Trump corre la stessa differenza che c’è fra voi e Salvini, tra voi e le bestie capaci solo di farvi divertire per i loro eccessi di animali da cortile sempre impegnati a cercare di compiacere i loro padroni?

P.S. In una stalla, il raglio di un asino sollecita notoriamente il raglio di altri asini. Così, al raglio brasiliano di Bolsonaro ha fatto eco il raglio bolivariano della dittatrice (le femministe contemplano questo termine nel loro vocabolario aclassista ed apolitico?) Jeanine Áñez. La quale, in un evento per onorare 47 soldati boliviani morti nel 1967 in uno scontro armato con il gruppo guidato dal Che Guevara (che fu poi catturato e assassinato a La Higuera durante la dittatura di René. Barrientos, alleato degli Stati Uniti), ha definito i mercenari assassini del Che “eroi boliviani” che hanno fermato “il Che e la sua invasione criminale e comunista”. “La lezione che noi boliviani abbiamo dato al mondo, con la sconfitta e la morte di Che Guevara in Bolivia, è che la dittatura comunista qui non ha modo, né il comunista, né il fascista, né il populista”.
Ih oh, ih oh, ih oh…


Eugenio Colombo