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Interessi di famiglia

“Da quando le società esistono, un governo è sempre stato, per forza di cose, un contratto d’assicurazione concluso fra i ricchi contro i poveri”

Honoré de Balzac

Superviagra Berlusconi sostiene, coprendosi al solito di ridicolo, di essere “il miglior presidente del Consiglio da 150 anni”.
Potrebbe però essere vero. Come potrebbe essere vero che il Palermo vinca il campionato di calcio o che Uòlter Veltrusconi vinca il premio Stalin.
Quel che è certo, invece, è che l’impudenza, l’arroganza e la corruzione dell’attuale governo non conoscono concorrenti, né recenti né remoti.
L’ultimo esempio in ordine di tempo è quello del ministro della salute, Maurizio Sacconi. Un tizio con la faccia da democristiano di campagna e con l’intelligenza di un leghista bergamasco.
In quanto ministro, non è da escludere per gli stessi meriti di un Bondi, un po’ meno probabilmente (per ragioni di genere) di una Carfagna, Sacconi stabilisce, attraverso l’AIFA (Agenzia Italiana Farmaci) non solo i prezzi dei farmaci, ma anche quali farmaci ritirare dal commercio e quali no. Nonché, giusto per non dimenticare l’attualità, se rendere obbligatorio il vaccino contro il virus della A/H1N1 oltre che per le fasce “a rischio”, anche a soggetti fra i due ed i 27 anni, per un totale di 15,4 milioni di persone.
Se si tien conto che il vaccino è somministrato in due dosi, vuol dire che è previsto l’acquisto di 48 milioni di dosi di vaccino per una pandemia dagli effetti esagerati volutamente a tavolino. Con un giro di affari – ed è senz’altro questo l’aspetto più importante e più scandaloso – che si aggira sui 10 miliardi di dollari.
Fin qui, normale speculazione terroristica sugli effetti di un’epidemia montata ad arte dalle multinazionali farmaceutiche per ovvie e criminali ragioni.
C’è un particolare, però, che avvolge tutta la vicenda nei fumi della corruzione tipicamente italiota, da sempre giustificata con le presunte pretese delle “esigenze famigliari”.
La moglie di Sacconi, Enrica Giorgetti, si da infatti il caso sia il Direttore generale di Farmindustria, l’associazione padronale che riunisce oltre 200 imprese del farmaco operanti in Italia e che fa capo alla Confindustria.
A sottolineare questa “stranezza” è stata per prima la rivista Nature, una delle più autorevoli ed antiche riviste scientifiche. Che ha scritto nel suo numero del 7 agosto scorso: “Per di più le connessioni tra i Ministeri della sanità e del welfare con il sistema industriale sono sgradevolmente strette: per esempio la moglie del ministro Sacconi è direttrice generale di Farmindustria, l’associazione che promuove gli interessi delle aziende farmaceutiche”.
Nature prosegue ricordando che gli scandali nel nostro ministero della salute hanno origini lontane, risalendo quantomeno ai tempi di De Lorenzo, di Poggiolini, e feccia varia.
Gli amici dei diretti interessati hanno finora replicato sommessamente che, sull’onestà personale del signor Sacconi e della signora Giorgetti, una laureata in giurisprudenza che si occupa, anziché di sentenze e di tribunali, di farmaci e di farmacie, non è lecito avanzare riserve.
Sarà… ”Sarà” nel senso che l’invito alla cautela merita di trovare ascolto?
Ma quando mai: “sarà” nel senso di: sarà senz’altro il caso di chiudere questo articolo con la celebre frase di Totò. La ricordate?
Ma ci faccia il piacere!!!”

P.R.