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Gli ebrei di Hitler

Per quanto sia difficile da credere, durante il Nazismo oltre 150.000 uomini di origine ebraica prestarono servizio militare nella Wehrmacht, ossia nell’esercito nazista tedesco. Molti di loro, oltretutto, avevano il grado di ufficiale e si macchiarono di crimini contro gli stessi ebrei nei campi di concentramento nazisti (1).
E’ senz’altro vero che, di per sé, il caso di persone che combattono per un regime che non riconosce i loro diritti più elementari non rappresenta una novità assoluta. Chi non ricorda, per citare un solo caso, la guerra civile americana, nel corso della quale migliaia di neri liberi e schiavi, per tacere di moltissimi mulatti, combatterono per gli Stati confederali e schiavisti d’America del Sud? Alcuni di questi afroamericani erano a loro volta padroni di schiavi disposti a combattere per difendere la proprietà
Il caso degli “ebrei nazisti” è comunque sostanzialmente diverso. Per vari motivi.
Innanzitutto gli ebrei, a differenza degli afroamericani della guerra civile nordamericana, avevano goduto per anni degli stessi diritti dei Tedeschi.
Nel 1933 la maggior parte di loro non si sentiva ebrea (moltissimi non sapevano nemmeno di esserlo), di conseguenza non si sentivano minacciati dall’antisemitismo. Fu solo con le leggi razziali di Norimberga del 1935 che alcuni di loro iniziarono a sentirsi legati agli ebrei.
Nonostante ciò, rimasero fedeli alla Germania, servendola lealmente. Questi ebrei combatterono per un governo che non solo aveva sottratto loro i diritti umani, ma che aveva assassinato molti dei loro parenti. Ciò fece sì che anch’essi diventassero dei criminali.
Prima dell’ascesa del Nazismo, molti ebrei tedeschi avevano discriminato gli Ostjuden, gli ebrei orientali.
Pensavamo infatti che gli Ostjuden, poveri, culturalmente arretrati e sporchi, nuocessero alla reputazione degli Jeckes, gli ebrei tedeschi, istruiti e colti.
Per gli stessi ebrei tedeschi, questi “ebrei da ghetto” provenienti dall’Est, soprattutto dalla Polonia, seguivano la religione irrazionale e superstiziosa dei mistici ebrei.
La situazione in Austria non era diversa da quella tedesca e infatti molti ebrei mostravano disprezzo nei confronti delle “persone con la barba che indossavano il caffettano”.
L’idea comune tra gli ebrei tedeschi e i Mishlinge (“mezzi ebrei” o “ebrei per un quarto”) (2) era che Hitler basasse le sue invettive antisemite esclusivamente sugli Ostjuden emigrati dalla “terra del bolscevismo”. Per inciso alcuni Mischlinge ed ebrei che avevano prestato servizio nell’Esercito si recarono in Israele dopo il 1945 per combattere nella guerra d’indipendenza dell’entità sionista e nei conflitti successivi.
In ogni caso, l’assimilazione degli ebrei tedeschi nella società tedesca ebbe un successo così grande che, secondo alcuni storici, divennero più tedeschi che ebrei fino al 1933. Nel 1935, in un rapporto della Gestapo si sostiene che gli ebrei della fazione non sionista, specialmente gli ebrei assimilati, erano “più tedeschi dei tedeschi”.
Nel 1939 gli ebrei rimasti in Germania erano 328.176 rispetto ai 600.000 del 1933.
Dal momento che furono circa 17 milioni i soldati che prestarono servizio nella Wehrmacht, una valutazione affatto prudente del possibile numero di soldati ebrei che combatterono per Hitler raggiunge la folle cifra di 150.000 persone.
Alcuni storici affermarono erroneamente che gli ebrei non potevano diventare ufficiali in Germania. In realtà lo fecero in molti, ma molto spesso dovettero convertirsi prima di diventarlo.
Ma non basta: alcune persone di origine ebraica parteciparono direttamente all’Olocausto come carnefici, grazie al loro grado ed alle loro responsabilità
Il famoso medico di Dachau, dottor Hans Eppinger, un ebreo per un quarto o forse per metà, effettuò degli orribili esperimenti sui pazienti.
Stella Goldschlag, un’ebrea, aiutò la Gestapo a dare la caccia agli ebrei nascosti a Berlino per la loro deportazione. Era una bellissima donna, con gli occhi blu e i capelli biondi. La Gestapo comunicò che avevano intenzione di dichiararla ariana! Soprannominata il “veleno biondo”, fu responsabile della morte di decine, se non centinaia di persone.
Alcuni ebrei dirigevano addirittura dei campi di concentramento.
L’Obersturmfuhrer delle SS Fritz Scherwitz (nome vero Eleke Sirewiz) un ebreo e membro del Partito, ad esempio, controllava il campo di Lenta, poco distante da Riga e si macchiò di efferati crimini.
Una storia in gran parte sconosciuta o taciuta, quella degli ebrei “compromessi” con la Germania di Hitler.  E se ne comprendono facilmente le ragioni se, davanti ad una cartina geografica, spostiamo lo sguardo dall’Europa di ieri al Vicino oriente di oggi…

D. T.

(1) Su questo scottante problema, vedasi il libro, da cui questo articolo ha ricavato più di uno spunto, dello studioso ebreo Bryan Mark Rigg: “I soldati ebrei di Hitler: la storia mai raccontata delle leggi razziali naziste e degli uomini di origine ebraica dell’esercito tedesco”, Newton Compton, 2015.
(2) Con la parola Mischling, s’intende “meticcio, incrocio, ibrido”.
Il governo di Hitler stabilì ufficialmente nel 1935 che ebreo era da definirsi chiunque fosse “ebreo più che al 50 per cento”, affermando però che un padre ebreo poteva trasmettere l’ebraicità allo stesso modo di una madre ebrea.
Con le Leggi di Norimberga vennero create due nuove categorie razziali: i mezzi ebrei (Mischling ebrei di primo grado) e gli ebrei per un quarto (Mischling ebrei di secondo grado).
Un “mezzo ebreo” aveva due nonni ebrei; un “ebreo per un quarto” ne aveva solo uno.
Mentre chiunque avesse meno del 25 per cento di “sangue” ebreo sarebbe stato considerato tedesco! Nonostante tali definizioni i nazisti avevano le idee molto confuse riguardo i Mischlinge, poiché questi erano sia tedeschi, sia ebrei.