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Puttanate salviniane

Anche essere cretini è un diritto. Bene: io difendo il diritto di essere cretini!”.
Matteo Salvini, Instagram, 3 maggio 2020

Dire che il pirletta Matteo Salvini ha il quoziente di intelligenza di una gallina decerebrata è ancora poco: per tutti i motivi che i nostri lettori più affezionati conoscono a meraviglia.
Compreso il patriottismo a corrente alternata: ottobre 2011, da eurodeputato: “Il tricolore non mi rappresenta, non lo sento come mia bandiera”. 2 giugno 2013: “Notte serena Amici, oggi non c’è un cazzo da festeggiare”. 2 giugno 2019: “Buona domenica e buona Festa della Repubblica, Amici. Orgoglioso di poter esercitare il mio ruolo di governo sempre a difesa dell’Italia!”. Festa della Repubblica.
Salvini, comunque, non è solo un piccolo politicante dalle idee confuse: è anche, e non soprattutto, un ignorante. Ne volete un esempio? In un’intervista radiofonica del 16 febbraio 2016 non esitò a dichiarare: “Fu Mussolini a introdurre la pensione di reversibilità nel caso morissero lui o lei. La previdenza sociale l’ha portata Mussolini, non l’hanno portata i Marziani
Ovviamente, trattandosi leader della Lega, è una balla, l’ennesima diffusa da un madonnaro che, da buon necrofilo, agita il crocefisso con la stessa frequenza con cui un alcolizzato frequenta un bar.
In realtà, il primo sistema di garanzie pensionistiche, destinato ai soli impiegati del pubblico e ai militari, è del 1895, governo Crispi.
Tre anni dopo il governo Pelloux estenderà le coperture a una serie di categorie lavorative e fonderà il primo istituto antenato dell’Inps. Infine nel 1919,  con il governo liberale di Vittorio Emanuele Orlando, il sistema viene imposto a tutte le aziende come obbligatorio: da quel momento tutti i lavoratori italiani ebbero per diritto la pensione.
E il Fascismo? Quando prende il potere si preoccupa, abolito il ministero del Lavoro, di concentrare tutte le funzioni che hanno a che fare con il welfare sotto la Cassa Nazionale col risultato di provocare “l’appesantimento del sistema e la sua progressiva inefficienza.
E poi, nel 1933, una riforma imponente: cambia il nome all’istituto, che diventa Infps, con la EFFE a fare da insegna luminosa. “Un tentativo propagandistico di impossessarsi di quello che nei fatti era stato il frutto di decenni di contrattazioni e lotte sindacali, di riforme attuate dai governi liberali e di iniziative delle associazioni di categoria dei lavoratori” (F. Filippi, Mussolini ha fatto anche cose buone).
Nel frattempo ciò che fa davvero il fascismo per i lavoratori è, nel 1926, stabilire che potevano esistere solo sindacati fascisti e vietare lo sciopero e la serrata, mettendo sotto giogo in un colpo solo i lavoratori e gli imprenditori. L’INFPS negli anni diventerà una macchina da stipendi, uno sfogatoio per le clientele e quindi un produttore di consenso.
In definitiva, quella del pirletta Salvini si rivela come l’ennesima puttanata di uno che, a quanto dimostra quotidianamente, sta al mondo solo e soltanto per sparare puttanate: le celeberrime “Puttanate salviniane”.

EC&DT

“Il lapsus di Salvini in Senato: “I porti chiusi condannano a morte migliaia di persone”. E dai banchi della Lega applaudono”
Il Fatto quotidiano, 17 giugno