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Imbarazzante difesa d'ufficio

“Ad ogni modo la vernice dalla statua viene via ma le atrocità di cui si è macchiato in vita non le cancellerà mai nessuno. Io se vivessi a Milano andrei tutti i giorni a lanciarci su mangime per uccelli in modo da lasciarlo sempre coperto di merda.”

Francesca, facebook

In Italia le richieste di rimuovere la statua di Montanelli dai giardini di porta Venezia è stata giudicata “un oltraggio”. E’ così che l’ha definita  Carlo Cottarelli, per il quale “quello che Indro Montanelli ha fatto non giustifica l’oltraggio alla sua statua”. Da parte sua, l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini ha difeso Montanelli perché “uomo di grande integrità”. Per l’attuale sindaco della città, il “compagno” Beppe Sala, invece, quelle di Montanelli  sono semplici “leggerezze” che non legittimano una richiesta di rimozione dal momento che “di errori ne facciamo tutti”. L’immancabile Chicco Mentana, il pennivendolo sionista che tifa per l’Inter solo per poter dimostrare che non sta sempre e comunque con i più forti, si tratta di un “gesto da vigliacchi”, anche perché Montanelli è intoccabile essendo stato colpito da un commando delle Brigate rosse nel 1977. Completano questa breve rassegna di prese di posizione fecali, Gad Lerner, che è arrivato a paragonare la statua di Montanelli addirittura al… al Mosè di Michelangelo (!) e che ha chiesto di ridimensionare la critica al suo passato perché in fondo anche nella Bibbia si parla di schiavismo e patriarcato; e tale Aldo Cazzullo, il più esplicito di tutti: “La memoria di Indro Montanelli è sacra” e “la statua di Montanelli, opportunamente ripulita, sta bene lì dov’è”.
Deve restare lì dov’è la statua di uno che, a Torino, nel 1999 andò a testimoniare a favore di Saevecke, capo della Gestapo a Milano, responsabile del massacro da lui deciso dei quindici partigiani e antifascisti a piazzale Loreto il 10 agosto 1944.
Di uno che, nel 1954, chiese aiuto direttamente al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, tramite l’ambasciata americana a Roma, per far nascere in Italia ”una organizzazione armata ed eversiva da attivare in caso di vittoria elettorale delle sinistre”. Nelle missive, indirizzate all’ ambasciatrice americana Clare Boothe Luce tra il maggio e il settembre del 1954,  Montanelli illustra dettagliatamente il suo progetto: dare vita in Italia a una forza anticomunista eversiva che, in caso di vittoria elettorale delle sinistre, entri prepotentemente in azione grazie all’ aiuto di un manipolo di “bastonatori”. Una sorta di Gladio “in borghese”, che precede di due anni la organizzazione clandestina nata dall’ accordo tra la Cia e i servizi segreti italiani. “Il colpo di stato”  (l’ espressione è sua) ipotizzato da Montanelli mira al rafforzamento dell’ Italia nell’ Alleanza Atlantica, equilibrio che egli ritiene minacciato dalle sinistre. A questo scopo tutte le tessiture possono tornare utili: perfino un accordo con la mafia.
Di uno che, nel 1936, fra le altre bestialità, scriveva: “Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può. Non si deve”.
Di uno, e qui mettiamo il punto conclusivo perché allo schifo deve pur essere posto un limite, piaccia o non piaccia alla banda dei suoi avvocati d’ufficio, negli anni ’60, commentando le rivolte per l’iscrizione di un afroamericano all’università di Oxford, arrivò a scrivere che, per quanto la sollevazione segregazionista fosse un errore, “tuttavia questo errore e questo sopruso sono stati un eccesso di difesa ispirato da una preoccupazione che purtroppo è legittima: quella della salvaguardia biologica della razza bianca”.
Il resto ve lo risparmiamo.
Non senza avervi prima invitato a seguire il suggerimento della Francesca dell’esergo: andate davanti alla statua dell’ex-pedofilo, ex-golpista, ex-fascista, ex-colonialista ed ex-pennivendolo miserabile e lanciatele sopra mangime per uccelli.
Affinché resti per sempre ricoperta di merda…

Red5