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Neo “comunisti” o vetero corrotti?

“Sparare sulla Croce Rossa” è notoriamente impietoso.
Lo è molto meno dar retta a Mao e “bastonare il cane che annega”.
Soprattutto se, il “cane” in questione, è quel Circo Barnum di Rifondazione Comunista.
Un partito che, agonizzando, lascia fuoriuscire dal proprio corpo in avanzato stato di decomposizione gli umori della corruzione.
Una corruzione tipicamente borghese, altro che “lotta per il comunismo”, “sinistra di classe” e via mentendo quanto e più di Viagra Berlusconi davanti ai giudici!
I fatti, taciuti dagli stessi media di governo, oltre che da quelli della (falsa e inesistente) opposizione sono inequivocabili. Ed incontestabili.
Li riassumiamo brevemente per rallegrare le giornate dei nostri lettori che nutrono, per Rifondazione Comunista, gli stessi sentimenti che lo psiconano governativo prova per Robin Hood.
E’ stato il settimanale L’Espresso a fare il nome dell’associazione Bristol e a denunciare il suo coinvolgimento nel giro di euro donati dai costruttori romani (e da altri soggetti) alla sezione di Rifondazione della capitale gestita all’epoca dei fatti da Massimiliano Smeriglio, un figuro successivamente emigrato nella “nuova formazione” (gasp!) di Nichi Vendola, Sinistra e Libertà.
Il nuovo segretario del PRC romano, tale Giuseppe Caroccia, ha denunciato alla Procura una truffa sui fondi delle sponsorizzazioni per la Festa di Liberazione del 2007.
Parte di questi soldi, versati anche da molti palazzinari della capitale (Aran Hotels degli Armellini, Visconti Cesi, Fondazione Romeuropa, Edilnord, ecc.) sono stati versati alla già citata Bristol – ONLUS, la quale, a sua volta, si è affrettata a girare parte della somma ricevuta (novemila euro) a Rifondazione Comunista.
La premiata azienda Armellini, a Roma, è conosciutissima e non necessita di presentazioni particolari, così come la Edilnord, la società fondata nel 1963 dall’odiato (dai rifondaroli) Silvio psiconano Berlusconi. Quanto agli Asili Matarazzo, del Gruppo Matarazzo, l’Enciclopedia Britannica li definisce “tra i primi sei gruppi industriali più importanti del mondo”.
Fin qui le vicende della cronaca giudiziaria, e di quella politica.
A noi cosa resta?
Il compito di denunciare la corruzione dei presunti “incorruttibili” per definizione e per tradizione storica (altrui)? L’immoralità dell’iscrizione di un (sedicente) partito comunista nel libro paga del peggior padronato, di quello che si macchia quotidianamente ed impunemente del sangue di “incidenti sul lavoro” provocati dalla logica dello sfruttamento capitalistico? La responsabilità di avanzare il sospetto che vi sia un rapporto fra i finanziamenti dei palazzinari romani ai neo-comunisti rifondaroli ed il voto favorevole del Partito, in Consiglio Comunale, al piano regolatore da settanta milioni di metri cubi di cemento?
Niente di tutto questo, a ben vedere.
A noi resta, se possibile rafforzata, una convinzione, che ci auguriamo di riuscire a trasmettere ai nostri pochi ma disillusi lettori: la convinzione che, come hanno preteso e pretendono in Argentina, “se ne devono andare tutti”.
Tutti, ma proprio tutti: devono tutti ritornare in quelle fogne della storia da cui, tutti quanti insieme, in un giorno infausto per l’Umanità, sono usciti per impestare il mondo.

Eugenio Colombo