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Risposta alla lettera aperta

Abbiamo ricevuto uno scritto che accoglie l’invito al dibattito di R. Battaglia pubblicato pochi giorni orsono (Il (Contrap)Punto: lettera aperta). Lo pubblichiamo prontamente ringraziando il compagno che l’ha inviata e sperando possa essere il primo contributo di una lunga serie.
La Red/Azione

Caro Battaglia,
condivido praticamente tutte le tue considerazioni, ma vorrei approfondire qualche aspetto. Quella che oggi continuano a chiamare sinistra non c’entra politicamente nulla con la socialdemocrazia e coi suoi molteplici travestimenti novecenteschi. Oggi abbiamo tutt’al più una “sinistra liberale”, come nell’Ottocento lo era la “sinistra storica”. Essa oggi è pienamente filo imperialista come i democratici americani, e si oppone –per modo di dire- a una destra, nazionalista spesso solo a parole, data l’obiettiva impossibilità di essere nazionalisti a questo punto dello sviluppo imperialistico. Con questa sinistra noi non c’entriamo nulla. Quindi, dato che dall’altra parte della barricata ci sono forze di tipo liberale e un’accozzaglia di fascistume ringalluzzito dal disporre ora di una base di bottegai e piccoli imprenditori rovinati dalla crisi, resta da capire che cos’ha da dire chi sta dalla nostra parte.
Il disastro a cui assistiamo, a ben guardare, è figlio del capitalismo, per almeno tre motivi:
1) perché la ricerca sui corona virus in questi anni è stata molto limitata, in quanto ritenuta poco remunerativa, nonostante vi fossero già state delle epidemie che avrebbero potuto trasformarsi in pandemia. Il sistema delle Big Pharma è ormai un ostacolo permanente alla prevenzione e alla cura delle malattie;
2) perché l’imperialismo nella sua fase detta “seconda globalizzazione” ha tagliato e smantellato un po’ ovunque i sistemi sanitari pubblici;
3) ma soprattutto perché imporre a delle aziende capitalistiche di non produrre per settimane intere significa andare a intaccare ulteriormente i loro profitti, già minati dalla crisi che si stava manifestando. Le aziende impossibilitate a produrre facendo profitti chiuderanno. La catena di fallimenti coinvolgerà banche e assicurazioni, e, col solito effetto valanga, andrà a colpire anche aziende meno malate. A quel punto sarà una gara a chi impone le misure più drastiche di austerità, per provare a salvare i capitali privati con soldi pubblici.
Un’economia non fondata sul profitto, ma sulla socializzazione dei mezzi di produzione e sulla pianificazione economica, avrebbe dovuto certo fare i conti con una riduzione della produzione, e quindi con una riduzione dei consumi, ma tutto sarebbe finito lì. L’avanzamento tecnologico non ha solo reso disponibili agli apparati repressivi degli strumenti immaginabili solo dalla fantascienza, ma ha anche reso molto più gestibile la pianificazione economica. Le transnazionali, che spesso hanno fatturati pari al PIL di intere nazioni, pianificano al loro interno: l’esempio più noto è quello di Walmart.
Se volessimo dire qualcosa in positivo, al di là degli slogan contro il fascismo, il razzismo, il riformismo, e via elencando, dovremmo avere la capacità di dare un senso a queste parole: economia pianificata democraticamente. Cioè socializzazione dei mezzi di produzione e pianificazione non imposta unilateralmente da un ministero, ma elaborata in un continuo scambio di informazioni e istanze fra centro e unità produttive o di servizio. Non sono ingenuo: serve l’organizzazione, non credo alla spontaneità delle lotte, ma questo è un sito che propone dibattito: che si dibattano delle proposte ambiziose, e non le solite fregnacce a base di solidarismo cattolico e proudhonismo che monopolizzano il dibattito del cosiddetto antagonismo.
Gli altri hanno le loro bandiere e le loro proposte. Si chiamano meritocrazia, individualismo, competizione, globalizzazione. Oppure, ormai fuoriuscite dalle fogne, patria, famiglia e capitale nazionale. Noi dobbiamo avere il coraggio e la capacità di mostrare come quella che tu chiami “inadeguatezza dell’attuale organizzazione socio politica” sia l’inadeguatezza del capitalismo come modo di produzione, il quale condurrà a sempre maggiori disastri. L’alternativa noi l’abbiamo, è un’alternativa rivoluzionaria e perfettamente attuale, nel senso che oggi più di ieri fornisce delle risposte agli enormi problemi che ci consegnano questi primi venti anni del nuovo millennio. Altro che complottisti! Altro che sovranisti di sinistra! Altro che le succursali “antagoniste” della Caritas!

Temistocle Baldanzoso