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Il Contrap(Punto): lettera aperta

Dopo tre mesi di isteria collettiva e di arresti domiciliari dovuti alla cosiddetta “emergenza sanitaria”, si impongono delle riflessioni che propongo a tutti i lettori de “Il Buio”, tanti o pochi che siano. Qualche breve considerazione che spero possa essere utile per valutazioni più approfondite. E che in ogni caso servirà per “mettere qualche puntino sulle i”.
Il motivo di questa necessità è semplice: affrontare gli avvenimenti futuri che, inevitabilmente, saranno segnati da questo periodo.
Partiamo da due considerazioni generali:
– La crisi dell’imperialismo è inarrestabile e non da oggi. Gli ultimi avvenimenti non fanno che aggiungere un ulteriore tassello all’inevitabile destino riservato a qualunque modo di produzione. Rimanessero inalterate le condizioni politiche attuali, queste ci porterebbero dritti alla barbarie e, prima del definitivo tracollo, a qualunque peggioramento possa venire in mente alla più fervida immaginazione.
– Dal punto di vista dell’analisi economica, a mio avviso la situazione attuale non aggiunge nulla di nuovo allo stato di cose precedente, semplicemente accelera (aggrava ulteriormente) le contraddizioni in corso. En passant, in merito a vari documenti vergognosi letti in questo periodo infausto, soprattutto quelli redatti da vari sinistro-complottisti, pensare ad un’“intelligenza” che abbia potuto organizzare razionalmente questo disastro generalizzato è degno di menti malate che (consiglio gratuito…) eviterei non solo di considerare, ma ormai anche di frequentare per il fatto che, parafrasando un famoso detto: “a stare troppo con gli imbecilli si rischia che gli altri non riconoscano la differenza.”.
Le considerazioni che più mi interessano sono rivolte in specifico alla militanza politica e da qui l’appello ai nostri lettori che si presumono tali o almeno interessati alla questione.
L’inadeguatezza dimostrata dall’attuale organizzazione socio-politica di fronte ad un virus che è, tecnicamente, una febbre molto contagiosa e solo per quello più pericolosa di altre fa da contraltare alla possibilità di sperimentare limitazioni permanenti di alcuni diritti che fino ad oggi, perlomeno sulla carta, venivano sanciti quando non addirittura esaltati. Parlo, in soldoni, del diritto di assemblea e di manifestare; e, dunque, in definitiva del diritto di espressione in senso lato.
La pervasività dei controlli attuali e la cessazione nei fatti di ogni possibile attività politica potrebbero portare alla peggiore forma di totalitarismo che abbiamo mai conosciuto e che avrebbe un senso compiuto in relazione alla situazione agonizzante dell’imperialismo il quale, probabilmente, non può più permettersi nemmeno la più velata delle critiche di merito. In definitiva, il superamento della democrazia borghese come l’abbiamo conosciuta. Per ragioni di sicurezza, o d’emergenza che dir si voglia, è in atto il tentativo di imporre ogni limite possibile alle libertà individuali che supererebbe di gran lunga le forme di controllo esercitate sotto i regimi totalitari del novecento che avevano, rispetto ad oggi, dei limiti oggettivi non solo in termini di tecnologia, ma soprattutto affrontavano una condizione storico-generale diversa in cui organizzazioni politiche e stati si opponevano realmente ai loro tentativi di inasprimento delle condizioni socio-politiche.
Proprio in questo contesto sento di dire una volta di più che possiamo tirare una riga, seppellire sarebbe l’ideale, la Sinistra intesa nella più ampia accezione del termine e qualunque soggetto ci si riconosca: in Italia da un lato questi figuri collaborano a creare l’attuale “stato di polizia” permanente e dall’altro, quello pseudo-alternativo, hanno definitivamente gettato la maschera partecipando all’isteria generale da emergenza e chiarendo la propensione contro-rivoluzionaria già nota da tempo dando collaborazione al sistema da un punto di vista umanitario/missionario a stretto contatto ideologico, seppur in senso laico, con l’associazionismo cattolico.
Non tornerà tutto come prima, potrebbero porsi dei problemi nella semplice organizzazione di una riunione indetta per decidere della questione più banale e questa deriva non può che essere un tema prioritario della discussione nel contesto attuale a prescindere da qualunque diversità d’analisi sullo sviluppo della crisi economica che sta portando l’imperialismo verso il baratro.
Saremo in grado di dare una risposta sul campo a questa situazione? Non è dato saperlo, ma non possiamo nemmeno far finta di nulla, non fosse che per una mera questione di principio.

Renato Battaglia
dal manicomio metropolitano