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Il (Contrap)Punto: quale salute?

Coloro che vivono qui sono prigionieri, e la vera tragedia è che non lo sanno.
Credono di essere liberi perché non sono mai stati liberi e non sanno cosa significhi.

P. K. Dick – Divina invasione

Il (Contrap)Punto: quale salute?

Inebetito dalla propaganda di regime (ormai è il caso di chiamarlo così, senza mezzi termini) il belante popolo italiano, con poche benemerite eccezioni, festeggia gli arresti domiciliari “a difesa della salute pubblica” e le ore d’aria concesse di volta in volta con minor o maggior disinvoltura dal governo guidato dalla cosiddetta “comunità scientifica”.
Un’immediata obiezione al pensiero dominante sorge spontanea: di che tipo di salute parliamo?
Vivere (e men che meno sopravvivere) non è che una parte della definizione di salute. Una veloce lettura del vocabolario certifica che la salute è una “Condizione di benessere fisico e psichico dovuta a uno stato di perfetta funzionalità dell’organismo”.
Tralasciamo per un attimo tutte le innumerevoli attività che condizionano a fondo questo benessere nella quotidianità del sistema imperialista (guerre, sfruttamento, indigenza, inquinamento dovuto principalmente al processo produttivo e via elencando),  che anche da un punto di vista della salute dovrebbero far passare lo stesso Corona-virus in secondo piano.
Nell’essere umano la salute psichica e quella fisica sono legate indissolubilmente e, ironia della sorte (o solenne presa per i fondelli…), questo concetto universale viene affermato dagli stessi che ci stanno incarcerando: “I determinanti della salute mentale e dei disturbi mentali includono non solo caratteristiche individuali come la capacità di gestire i propri pensieri, le emozioni, i comportamenti e le relazioni con gli altri, ma anche fattori sociali, culturali, economici, politici e ambientali, tra cui le politiche adottate a livello nazionale, la protezione sociale, lo standard di vita, le condizioni lavorative e il supporto sociale offerto dalla comunità” e “Le persone con disturbi mentali sperimentano tassi di disabilità e di mortalità più elevati rispetto alla media” (1).
Cos’altro può peggiorare la salute mentale se non gli stessi arresti domiciliari ai quali siamo sottoposti da mesi e la conseguente impossibilità di instaurare qualunque relazione sociale che non sia quella di recarsi sul posto di lavoro (per sempre meno persone…) o pagare in fretta la cassiera del supermercato per procurarsi del cibo durante l’ora d’aria gentilmente concessa dal Governo?
La carenza dei rapporti sociali, la solitudine in cui si chiudono gli individui, come è stato studiato ed appreso nel corso degli ultimi decenni analizzando la situazione dei luoghi chiusi per eccellenza,  cioè le istituzioni totali (carceri, ospedali… anche residenze per anziani per stare all’attualità),  favoriscono la progressione di ogni tipo di malattia.
La condizione degradante ed umiliante cui ci sottopone il governo lede molti diritti fondamentali, compreso lo stesso diritto alla salute in nome del quale dicono di agire.
Se tutte le azioni eclatanti di restrizione e di incarcerazione preventiva di un governo di ignoranti e mascalzoni sono sostenute o non osteggiate dalle stesse masse che, denunciando per l’ennesima volta una scarsa dignità, accettano di rinunciare a valori fondamentali come la libertà di pensare e di agire liberamente, vuol dire che siamo in brutti tempi.
Stando così le cose, ogni “emergenza” futura, vera o presunta, contribuirà a peggiorare ulteriormente le cose: non tanto per la gravità della situazione che si porrà, ma per la supina accettazione di condizioni di vita sempre peggiori in una spirale senza fine.
Nessuna buona notizia dal fronte.

Renato Battaglia
dal deserto metropolitano

(1) definizioni riprese testualmente dal sito www.salute.gov.it , (il grassetto è nostro, N.d.R.)