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Addio, Luis!

«Avevo bisogno di solitudine per rimuginare sui miei pensieri, disarmando e riarmando la Beretta, non tanto per assicurarmi che funzionasse, quanto per sentire nel freddo del metallo la sicurezza perduta di altri tempi. Chi come me è passato da quegli anni duri sa che il peggio non è la solitudine di chi combatte in clandestinità. Il peggio è arrivare al momento in cui, più che degli esseri umani, più che dei compagni, ci fidiamo dell’arma che stringiamo in mano».
Luis Sepúlveda, La fine della storia, pp. 169-170

E’ morto Luis Sepulveda, uno scrittore, un compagno, un rivoluzionario: uno di noi, insomma.
Lo salutiamo con una poesia che sicuramente gli sarebbe piaciuta. Perché anche lui condivideva l’idea che la Rivoluzione è la poesia forse più lunga, forse più difficile da leggere ma sicuramente più bella.

PER UN PARTIGIANO CADUTO

Era nel buio l’ombra
a darti un volto,
o indistinta paura del domani?
Ma all’alba si partì,
cuore d’acciaio e muscoli di bronzo
sui campi seminati incontro a loro.
Battito breve di un’ala sul fossato:
una canzone ricoprì lo strappo
della tua carne, o mio fratello,
un canto lungo come il tuo cammino
per i sentieri chiari del futuro.
A darci luce il tuo sorriso valse,
quando la fronte sollevasti al sole,
per dirgli la tua pena e il tuo tormento.
Poi ricadesti: i fiori
sugli esili gambi pensierosi
bastarono a donarti una corona.

Giovanni Capuzzo
Partigiano toscano, poeta della Resistenza

Red4

Ringraziamo il compagno R. per la foto di Sepulveda e per la citazione in esergo