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La politica bipartisan dello struzzo

Cronache dal Messico in quarantena… soft.

Ci capita spesso di leggere, in questi noiosi giorni di auto-confinamento, le notizie provenienti dal Brasile, dove l’attuale presidente, l’evangelico oscurantista Bolsonaro (un pasticcino di origine italiana che nulla ha a che fare con la “fuga dei cervelli” dal Belpaese) insiste nel negare qualsiasi emergenza sanitaria nel paese, arrivando a scontrarsi con i propri collaboratori, col potere giudiziario e con i governatori delle zone più popolate del paese che applicano localmente politiche di “distanziamento sociale”.
È comprensibile: Bolsonaro deve rispondere al proprio elettorato, e lo fa ricorrendo a dio, al denaro e alla “selezione sociale naturale” che tanto piacciono alla destra reazionaria brasiliana.
Da atei militanti, sappiamo che arderà nel proprio inferno….
Tuttavia, un atteggiamento simile da parte del presidente di un altro paese della zona, il Messico, viene sorprendentemente ignorato, soprattutto dalla stampa “progressista” del nostro paese.
Non così radicale come Chavez, Lopez Obrador piace, piacicchia: per autoconvincimento, ci si dice che è la flebile luce del progressismo socialdemocratico rimasta in una America Latina sommersa dalle tenebre della reazione fascista.
E che, chiaramente, il suo intervento sulla struttura sociale ed economica di un paese di 127 milioni di abitanti, lacerato da una feroce guerra tra bande di narcos e oramai dipendente dalle esportazioni verso il vicino statunitense, è stato, è e sarà necessariamente cauto e prudente.
Ma un imbecille è tale qualsiasi sia la collocazione politica che ha.
Giornalmente, alle 7 della mattina, il presidente Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO, in un paese che si diletta assai con gli acronimi) concede una conferenza stampa, nel momento in cui ha assunto l’incarico. Conferenza stampa in cui “riporta” le “conquiste sociali” e i progressi della lotta alla corruzione; e l’avanzamento di alcune grandi opere, quali il nuovo aeroporto e il turistico “tren maya”.
Con l’apparizione del COVID-19, una parte della conferenza stampa è stata occupata, inevitabilmente, da un rapporto del sottosegretario alla salute, tale Hugo Lopez-Gatel, un medico piuttosto preparato, che, in maniera precisa e chiara ripeteva le misure da adottare a livello individuale (nei primi momenti dell’infezione), fino a quelle che sarebbero state adottate a livello statale e federale per ridurre l’estensione del contagio.
Tuttavia, di fronte alla perdita di protagonismo, il presidente, durante i report relativi al COVID-19 sbuffava come un bambino annoiato, impaziente di riprendere la parola ed annunciare i progressi del nuovo aeroporto, degli studi fatti per il turistico “treno maya” nella penisola dello Yucatan, etc.

Come molti paesi dell’area, il Messico ha il 60% della propria popolazione attiva che lavora nel settore informale, senza alcuna copertura, e che vive di quello che ha guadagnato il giorno prima.
Anche nel settore industriale, di fronte ad una legislazione del lavoro teoricamente dignitosa, esistono scappatoie e garbugli vari che permettono alle aziende di licenziare senza troppi problemi, in caso di sospensione delle attività.
Altri paesi, come Honduras, El Salvador e Guatemala, che hanno applicato in maniera immediata il confinamento obbligatorio in maniera indiscriminata, si scontrano adesso con i primi focolai di rivolta, da parte di gente che deve scegliere tra morire di fame e contagiarsi col coronavirus.
Gli aiuti promessi (in El Salvador, 300 dollari, distribuiti con criteri ancora misteriosi, e che obbligano la maggior parte della popolazione che non ha accesso ad internet ad ammucchiarsi in code chilometriche per presentare la richiesta) latitano.
È comprensibile, quindi, che l’approccio a questa situazione sia graduale. Ma qui ci troviamo di fronte ad atteggiamenti sbalorditivi.
Il 4 marzo, nella conferenza stampa mattutina, dopo l’informazione data dal sottosegretario alla salute, sugli atteggiamenti da evitare per ridurre il contagio, AMLO prendeva la parola e cortesemente informava. “…con questa cosa del coronavirus… che non ci si può abbracciare…. bisogna abbracciarsi! Non succede niente….”
(https://www.youtube.com/watch?v=hcBE4ejLVmM)
La storia degli abbracci è ricorrente: durante la campagna elettorale, quando gli veniva chiesto che politica avrebbe applicato contro i potenti (ed armati fino ai denti) cartelli del narcotraffico, rispondeva: “Abrazos, no balazos” (abbracci, non proiettili).
I messicani speculavano su quale strategia misteriosa e geniale si celasse sotto questo slogan… e presto fu chiaro: quella dello struzzo.
Qualche giorno dopo, affermava che “…i messicani, per la nostra cultura… siamo molto resistenti”, ”non smettete di uscire!… siamo ancora nella prima fase…”, ”però se potete, se avete possibilità economica, portate la famiglia a mangiare… al ristorante…alle trattorie… perchè questo è rafforzare l’economia famigliare, l’economia popolare…”
(https://www.youtube.com/watch?v=Oh-5oNZ7hfg)
Il 17 marzo, mandava a quel paese quasi un secolo di laicismo (non sempre rigoroso) della federazione messicana: “…lo scudo protettore è l’onestà…”, e, tirando fuori un paio di santini: “…fermati, nemico, che il cuore di Gesù è con me”… altri amuleti “laici” condivano la colazione.
( https://www.youtube.com/watch?v=CRSo5QZJHZg)
Non vorremmo essere fraintesi: il Messico vive di esportazioni (75% verso gli USA e Canada); la sedia presidenziale è provvista da tempo di un buco da dove la mano statunitense tiene fermamente stretti i testicoli di ogni capo di stato messicano che vi si sieda. La sospensione dell’attività produttiva sarebbe (sarà?) un disastro economico con delle ricadute sociali devastanti.
Ma anche di fronte a questo, che necessità c’era di negare una situazione che anche in Messico, nonostante cifre ufficiali relativamente basse (se non si fanno test, non ci sono contagiati), è esplosa e comporterà delle misure necessariamente più rigorose?
AMLO accusa (non tanto) oscuri gruppi economici e politici di condurre una guerra sporca nei suoi confronti. Innegabile.
Ma l’accusa di essere un imbecille quando si fa gli imbecilli, diventa una semplice constatazione.

DamnIt

Messico, 01/04/2020