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Coronavirus brasiliano

Qui di séguito potete leggere un contributo di Teresa Isenburg* (ringraziamo la compagna Angela per avercelo proposto) sulla situazione del coronavirus (pardon. Vairus, alla Di Maio) in Brasile.
La Red/Azione

*Teresa Isenburg è stata docente di Geografia politica ed economica nel Dipartimento di studi internazionali dell’Università degli studi di Milano.

Contagio sanitario, separazione sociale

Cerco di mandare qualche informazione sulla costellazione coronavirus in un paese della semiperiferia, che unisce quindi settori avanzati culturalmente ed economicamente ed ambiti vasti ai margini.
Per il contagio iniziato negli ultimi giorni di febbraio non potrò dare riferimenti epidemiologici perché sono assenti a causa dell’indebolimento imposto al Servizio unico di salute/SUS pubblico negli ultimi tre anni e mezzo; ma parlerò invece di alcune conseguenze sociali connotate dall’ormai dominante polarizzazione fra situazioni includenti ed escludenti e presenterò alcune considerazioni politico-amministrative.
Il ministro della salute Luiz Henrique Mandetta chiede comportamenti volontari di isolamento e non aggregazione, ma si scontra con l’atteggiamento irresponsabile di colui che dovrebbe dare l’esempio, il cosiddetto primo cittadino Bolsonaro.
Già 15 persone che sono state coinvolte nel viaggio presidenziale negli Usa dal 7 al 10 marzo risultano positive al virus. Bolsonaro continua negativo ai controlli. Egli domenica 15 marzo ha partecipato fisicamente ad una manifestazione a Brasilia, dopo avere invitato attraverso le sue reti altri a presentarsi. La manifestazione di estrema destra fascistizzante era già di per sé un orrore istituzionale, dal momento che aveva come parola d’ordine la chiusura del Congresso e del Supremo tribunale federale/STF, poteri costituzionali che un capo di stato deve rispettare.
Altre manifestazioni come quella del 14 marzo per chiedere a due anni di distanza “chi ha ucciso Marielle?” o quella del 18 marzo per la giornata di lotta erano già state rimodulate per ovvi motivi di sicurezza sanitaria.
Bolsonaro no, coadiuvato dal mondo neopentecostale del vescovo Edir Macedo (“coronavirus è solo strategia di Satana e dei media”) della Chiesa universale e del pastore Silas Malafaia (“Coronavirus! Vogliono chiudere le chiese di cui sono pastore?
Si rivolgano alla giustizia”) della chiesa Vitoria in Cristo proprio il 14 marzo chiamavano i fedeli. Il comportamento pubblico di Bolsonaro ha prodotto un forte rigetto. L’ex ministro della sanità Alexandre Padilha lo ha denunciato alla Procura generale della Repubblica per avere violato tre articoli del codice penale mettendo a rischio la salute di terzi. Sullo sfondo si profila una grave crisi diplomatica con la Cina per gli insulti che il clan Bolsonaro lancia conto la Repubblica popolare relativamente al contagio.
In questo contesto i governatori degli Stati agiscono nell’ambito dei poteri di cui dispongono in materia di salute pubblica: sia interrompendo le comunicazioni come a Rio, chiudendo scuole, luoghi pubblici e riorganizzando il lavoro come a San Paolo, migliorando la prevenzione come a Maranhão.
Si traducono alcuni testi che parlano dello smantellamento della salute pubblica, in Brasile come altrove, negli ultimi anni e qualche stralcio di proposte economico-sociali per fare fronte alla situazione. Il 18 marzo fra le espressioni politiche di protesta nei confronti dell’esecutivo è stata significativa la manifestazione sonora/panelaço alle 20,30 in coincidenza con un pronunciamento del presidente. Molto partecipata in tutto il paese.

La (per contenuti immonda) foto di accompagnamento è stata scelta dalla Red/Azione de ILBUIO.ORG