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Da peste a peste

Storia di una infezione

La peste arrivò a Venezia nel 1348 trasportata dai mercantili provenienti dall’oriente.
Furono prese allora, un po’ come adesso, misure drastiche come murare le case dei contagiati, coi contagiati dentro. Ma ciò non servì ad impedirne la diffusione col risultato che più di 50000 (o forse ancora di più) veneziani trovarono la morte. Non lo impedirono nemmeno le invocazione ai santi, le preghiere  e le processioni (anzi).
E’ interessante notare che allora, come ora, che il commercio non fu abolito. Troppo importanti erano gli interessi delle famiglie patrizie che reggevano le sorti della città lagunare e che ne componevano il governo nel gran consiglio.
Quando circa settanta anni dopo la peste si ripresentò in città, sulla scorta della esperienza precedente, istituì il lazzaretto ove ospitare i malati (in attesa che morissero… evidentemente, non esistendo la cura e non conoscendo il vettore del contagio).
Si cercò di evitare, attraverso la quarantena, l’accesso degli stranieri, in particolare quelli provenienti da zone già infette, vennero previste sanzioni per i trasgressori (sei mesi di galera e una multa salata).
Tutto ciò, in realtà servì a poco, la città nel periodo di massima diffusione registrava circa 40 morti quotidiani.
Nel 1600 la peste venne portata in città proprio da un lavoratore del lazzaretto infettato da uno degli ospiti. L’infezione provocò circa 90000 morti (tra città e isole vicine), ma fu tenuta inizialmente nascosta proprio per evitare danni al commercio e così si diffuse senza controllo.
Una curiosità che ritroviamo anche nei comportamenti odierni (moderni): il “medico della peste” pensava di sottrarsi al contagio grazie all’uso di una maschera dal lungo becco. Ci mancano le processioni (il Papa, comunque, è in diretta TV), ma qualcuno sicuramente ne sente la nostalgia.

Anna K.