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Fumus persecutoris

La recente decisione del Sindaco Salumiere di Milano, Pippo S.S. Sala ha nuovamente posto in primo piano la questione del fumo. Non del fumus persecutionis, bensì proprio del fumo vero e  proprio.
In realtà, anche in questo caso, che la sola presenza di Sala fra i suoi protagonisti rende ridicolo aldilà dei risvolti drammatici, il sospetto di persecuzione nei confronti dei fumatori in generale più che un (legittimo) timore è una (triste) certezza.
Che dura peraltro almeno dal Seicento, quando il fumo era considerato un rito demoniaco, e dunque, ad esempio per i fumatori in russi, c’erano le scudisciate sulla schiena. In India, invece, se fumavi ti tagliavano le labbra, in Cina finivi con la testa mozzata, in Iran ti veniva versato piombo fuso in gola.
Sia chiaro: non siamo (ancora) arrivati a tanto. Ma, di segni premonitori, se ne possono già intravedere tanti, troppi: multe, divieti, immagini horror sui pacchetti di sigarette, castighi di tutti i tipi e gusti (macabri).
Neppure i turchi possono più fumare come… turchi: nel dicembre 2018,  Erdogan ha firmato una legge che introduce la “tolleranza zero”. E che, per una volta, interessa i fumatori, non gli oppositori politici di un dittatore fascista travestito da ottomano.
Qui da noi si è recentemente distinto il sindaco di Milano, il “compagno” Giuseppe Sala, l’idolo dei ragazzotti che si illudono, complice l’inesperienza, l’età ed il sostegno dei genitori reduci dai fallimenti della loro personale militanza giovanile, di aver scoperto “il problema ambientale”.
L’annuncio del Sala servitore dell’ambente e paladino della Salute è perentorio: a marzo non ci si potrà più accendere, neanche come scaramanzia quando i mezzi pubblici tardano ad arrivare una “bionda” alla fermata dell’autobus o del tram.
Poi sarà la volta dello stadio, degli altri spazi pubblici, fino al cortile di casa (entro il 2030). Giustifica il diktat: l’inquinamento. Non tanto i danni da fumo passivo, non tanto il tappeto di mozziconi spenti che copre i marciapiedi, no: la guerra al fumo è un capitolo della lotta contro le polveri sottili, tant’è che s’iscrive nel nuovo regolamento comunale “Aria-clima “.
Peccato che, se il problema è l’inquinamento, inquinino molto di più… le flatulenze.
Secondo i dati dell’Human Gastrointestinal Physiology and Nutrition Department di Sheffield, ogni peto contiene il 59 per cento d’azoto, oltre a metano, ossido di carbonio, idrogeno e varie altre sostanze. A Milano, significa due milioni di litri di gas al giorno, un’emergenza atmosferica. In un’intervista del 2006 al Corriere della sera, Andrea Camilleri e Alda Merini commentarono giustamente indignati: “Adesso basta, non ne possiamo più. L’alcol fa più danni del fumo, però nessuno va alla gogna per aver bevuto una grappa dopo cena”.
Eppure, il “compagno” salutista Sala, da buon “sinistro” dovrebbe conoscere la Costituzione. L’articolo 32 della carta costituzionale declina la salute come un diritto, non come un dovere. Significa che ciascuno ha la libertà di farsi male, purché non rechi danno agli altri.
Ma, si sa, i neofiti della Salute, ed i loro immancabili compagni di merende, gli ex-fumatori pentiti non sono certo né tolleranti né, tantomeno, informati. Per forza: non fumano.

Red7