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Soliti infami per solite infamie

“Queste sono le ore del dolore. Quando accadono eventi così drammatici come la morte di sei soldati italiani il paese ha il dovere di stringersi attorno alle famiglie dei caduti e alle forze armate del nostro paese e di dare il senso di una profonda condivisione della sofferenza. (…) Ogni volta che l’Italia è colpita da un lutto viene spontaneo chiedersi se sia giusto che i soldati italiani mettano in gioco la loro vita in una missione in un altro paese. Io rispondo di sì, è giusto anche se doloroso”.
Parole chiare, esplicite, inequivocabili. E parole dure.
Pronunciate da chi? Dal ministro-camerata La Russa? Dal ministro barzelletta Maroni? Da un parlamentare qualsiasi di quel Grande Circo Barnum che è il Partito del Superviagra milanista?
Ma no, ma no: a pronunciarle, anzi a dettarle al quotidiano semiclandestino Europa di qualche giorno fa, è stato l’ex compagno Fassino-Il Cretino, uno dei più grandi imbecilli (ed infami) che la storia della sinistra italiota conosca!
Per la verità, Fassino-Il Cretino non è stato il solo ad esprimersi in termini che farebbero rivoltare nella tomba persino un moderato come Togliatti.
A fargli da coro sono arrivate anche altre dichiarazioni, di altri compagni di merende del Nostro.
Uno per tutti: l’immancabile D’Alema. Uno, per inciso, che è responsabile di quell’uno per cento che viene corrisposto annualmente per la concessione governativa delle frequenze nazionali delle tre reti televisive di Mediaset. Superviagra-Berlusconi paga infatti allo stato italiano per le concessioni solo un miserrimo un per cento del fatturato della sua azienda. Grazie a chi? Proprio al “nostro” D’Alema, per via della “sua” legge 488 del 1999.
All’Unità del 18 settembre, il boia del popolo yugoslavo, il bombardiere (metaforicamente parlando, naturalmente, considerati i nerbo fisico ed il coraggio personale dell’interessato) di Belgrado, il servo fedele degli amerikani e dei sionisti ha dichiarato: “Ci sentiamo vicini alle forze armate, che pagano un prezzo altissimo. I nostri militari hanno un rapporto straordinario con la gente”. E ancora: “Non dobbiamo ritirarci. Quando si discute bisogna sempre aver presente cos’è stato il regime dei talebani, la barbarie, la violenza, la ferocia”.
Ma basta. Mettiamo il punto conclusivo qui: il fetore diffusosi nell’aria l’ha resa del tutto irrespirabile.
Un fetore emanato da gentaglia che merita un solo tipo di attenzione. L’attenzione che occorre prestare per individuarla e per espellerla definitivamente da qualsiasi tipo di consorzio civile…

Eugenio Colombo