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Greta s.p.a.

È passata quasi sotto silenzio la decisione di Greta Thunberg (o più probabilmente del suo entourage…) di creare una marchio registrato per il proprio nome (?!?), per  #FridaysForFuture e lo slogan svedese Skolstrjk for klimatet (sciopero per l’ambiente, ndr) che, a detta della paladina dell’ambiente, sono costantemente utilizzati a scopi commerciali senza il consenso del “movimento”.
Per contestualizzare questa scelta, facciamo un piccolo passo indietro: la battaglia per l’ambiente, cioè la difesa del pianeta dalla possibile distruzione, è sacrosanta. Detto questo sorge spontanea una domanda: è possibile risolvere un problema complesso, una questione che riguarda l’esistenza stessa dell’umanità, alla maniera del movimento #FridaysForFuture?
Entriamo nel merito della questione citando alcuni stralci di un interessante articolo di Alessandro Pascale che analizza il problema a partire dalla stessa condizione e coscienza dell’essere umano:
Una delle caratteristiche tipiche dell’essere umano è quella di adattarsi con molta facilità alla realtà circostante. In natura si tende a ragionare in termini di individualità, o al limite di un gruppo sociale ristretto verso cui si è legati affettivamente e materialmente (la famiglia); l’essere umano non tende, nel suo stadio naturale primitivo, a ragionare in termini di collettività e totalità.” ed ancora più avanti “È vero che l’essere umano può innalzarsi da questa condizione naturale di animalità, avendo la capacità di apprendere quelle che i greci chiamavano le téchne (tecniche), la più elevata delle quali per Protagora era la politica, ossia la tecnica utile a partecipare a governo della polis. Il percorso di formazione (paideia), grazie al quale i sofisti erano convinti che tutti avessero la possibilità di diventare cittadini coscienti e attivi, è però oggi costantemente ostacolato dal totalitarismo “liberale”, che ha bisogno di sudditi incapaci di spirito critico, piuttosto che di “animali politici” consapevoli dei loro diritti.
Per dirla in breve è facile trovare risposte che, a prima vista, appaiono di buon senso. Laddove lo sguardo si sforza di allargare il proprio orizzonte, però, le medesime soluzioni appaiono prive di qualunque ragionevolezza e non praticabili.
Nella visione paradossale di #FridaysForFuture il rimedio è a portata di mano: tutti, ognuno nel proprio ruolo, prendono atto che il pianeta è in pericolo e danno il loro contributo per risolvere la questione.
Non viene tenuto in considerazione che il capitalismo non può continuare ad esistere senza lo sfruttamento totale delle risorse disponibili, siano esse naturali oppure umane, perché questo fa parte delle sue leggi interne di funzionamento.
È per questo che, ad uno sguardo più accurato, l’unico modo ragionevole di risolvere definitivamente la questione, e non solo quella ambientale, sarebbe l’abbattimento di questo sistema.
Lo scollamento con la realtà fa regredire qualunque corrente di pensiero, la tiene incatenata all’ideologia dominante. Non può stupire che la risposta trovata e perseguita sia tentare di “formare” le classi dirigenti delegando alle stesse il compito di risollevare le sorti dell’umanità che fino ad oggi hanno calpestato.
Che il movimento #FridaysForFuture si rispecchi nell’ideologia dominante è dimostrato, tra l’altro, proprio dalla notizia che abbiamo ricordato in partenza: registrare un nome o uno slogan come marchio commerciale la dice più lunga di qualunque analisi.

Renato Battaglia