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Craxi e i leghisti

Di nome fa Giorgetti, Giancarlo Giorgetti. E risulta essere il vice-segretario federale della Lega, oltre che parlamentare. Oltre che, a quanto sostengono alcuni, la vera eminenza grigia del partito che fu di Bossi. Qualità, quest’ultima, alquanto probabile, se e quando si pensi che Giorgetti sarebbe l’antagonista, il concorrente di uno come Capitan Nutella-Salvini, che, com’è risaputo, litiga fin dalla nascita con qualsiasi forma di intelligenza.
Perché, allora, occuparsi di Giorgetti? Perché, nel corso della trasmissione di RAI3 del 19 gennaio scorso, In mezz’ora, il vice-segretario federale leghista ha dichiarato, a sprezzo del ridicolo: “Io ad Hammamet (alla commemorazione per l’anniversario della morte di Craxi, ndr) ci sarei pure andato: serve serenità di giudizio, lui interpretava la modernità. Come partito noi non ci siamo, storicamente all’epoca delle inchieste noi stavamo dall’altra parte, ma dopo vent’anni possiamo dire cosa ci fosse di buono, abbiamo il dovere morale e storico di farlo. Non c’è stato arricchimento personale”.
Come “non c’è stato arricchimento personale” da parte di Craxi? E il maltolto di Bettino-bottino sui conti in Svizzera, che, nel 1993, ammontava a “solo” 40 miliardi di lire?
40 miliardi, mica i 49 milioni di euro rubati dai dilettanti della Lega di Giorgetti, oltre che di Matteo Salvini e banda (di tesserati e funzionari) al séguito, Giorgetti compreso!

Eugenio Colombo