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Quelli sempre in mutande

Il Governo delle Tasse si sfrega già le mani. Perché avrà la possibilità, presto o tardi, di introdurre un nuovo incredibile balzello: quello a favore dei “poveri calciatori”. O meglio: dei calciatori poveri.
Incredibile ma vero. Pare infatti che  i “nostri” calciatori – gli idoli del popolino-bue che s’azzuffa per la squadra del cuore ma non per l’aumento del costo della vita o per la politica estera neo-colonialista di un Italietta stracciona e reazionaria – siano, a dispetto del ridicolo e raggiungendo la provocazione nei confronti di chi, a differenza loro, lavora molto e guadagna pochissimo, a rischio… povertà!
Pare infatti che, in Europa, il 40% dei calciatori sia a rischio povertà dopo cinque anni appena dal ritiro; e questo numero, in Italia, sale fino al 60%!
Sono circa tremila, nel nostro sfortunato Paese di pallonari e di leghisti più o meno dichiarati i giocatori professionisti impegnati in serie A, B e in Prima divisione, ma solo il 10% di loro guadagna bene. Gli altri, e sono i più, deve iniziare a lavorare a fine-carriera. Anche perché solo il 70% di loro ha la terza media, essendo, i laureati, l’1%!
“In Italia il giovane calciatore tende a trascurare l’istruzione e non si preoccupa di studiare e formarsi per il futuro. Quasi sempre, fra i 20 ed i 35 anni, pensa a giocare solo al calcio. In più, fino a quando è in attività, tende a seguire un tenore di vita alto che i buoni guadagni gli permettono. Il ridimensionamento, poi, è complicato e iniziano i disastri”, ha dichiarato l’ex-calciatore Guglielmo Stendardo, oggi docente alla LUISS in diritto sportivo (Cfr. Leggo del 18 novembre 2019, pag.11).
Insomma, per farla breve e concludere, che titolo avreste scelto per questo articolo: poveri calciatori o calciatori poveri?
In entrambi i casi, comunque, vi sareste pure voi coperti di ridicolo…

Red4