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Il (vero) bue del (falso) presepe

Riferiscono le cronache del periodo che, al primo congresso della nuova Lega “nazionale” di capitan Nutella, il casciaball dei Navigli si é presentato al pubblico di idioti e di malriusciti che lo venerano come una divinità allo zafferano con tanto di presepe fra le mani.
L’ennesima balla, l’ennesima truffa di uno che mente anche quando declina il proprio nome.
Perché, a dispetto della mitologia leghista, a sua volta ricalcata su quella cristiana, la data per eccellenza, e cioè il compleanno di Gesù (25 dicembre), è una giornata presa in prestito da precedenti riti pagani. E appositamente riadattata per l’occasione. Il 25 dicembre, infatti, non viene mai citato nei Vangeli (anzi, il contesto climatico descritto è tutt’altro che invernale), ma, come già accennato, perché coincideva con la festa pagana dei romani dedicata al Deus Sol Invictus. L’intento era quello di non disorientare la popolazione, nel momento in cui si tentava di innestare una nuova religione a Roma, inglobando una consolidata tradizione pagana. Nient’altro, quindi, che marketing evangelico. L’anno di nascita di Gesù, invece, è stato stabilito sulla carta nel VI secolo, in base ai calcoli del monaco Dionigi il Piccolo, ma secondo gli storici andrebbe anticipato tra il 7 e il 4 a.C., quando il re Erode era ancora vivo.
Prendiamo la coppia bue-asinello nella stalla: si tratta di una immagine assolutamente non confermata alcuna scrittura, men che meno dai Vangeli canonici.
E tutto ciò per colpa di un banalissimo errore di traduzione dal greco di un anonimo copista. Il bue e l’asinello, ci spiega ancora Buonanno, sono semplicemente il frutto di un errore di traduzione dall’ebraico al greco da parte di un copista in epoca medievale.
I re magi, invece, erano con tutta probabilità degli astrologi, trasformati nei potenti della terra da Federico Barbarossa, che, per rafforzare la sua tesi, fece trasportare e seppellire i corpi di tre poveri disgraziati milanesi nella cattedrale di Colonia, spacciandoli per i magi originali

E la stella cometa? Un’invenzione pure quella, partorita dell’estro creativo di Giotto, il primo a disegnare sulla mangiatoia un astro abbellito dalla coda.
«Le tradizioni nascono così: a volte per distrazione, a volte per creatività, altre volte ancora per volontà politica. Sovente sono un’evoluzione di una tradizione precedente: ci si appoggia a qualcosa che già c’è, ma gli si dà un nuovo significato”, scrive Errico Buonanno, nel suo lavoro  intitolato “ Santo Natale. Bufale, storie e leggende della festa più importante dell’anno”, UTET Editore, 2018.
E i re magi?
In realtà, nessuno ha mai dimostrato che fossero tre e, soprattutto, che fossero dei Re.
Ma torniamo al presepe così orgogliosamente ostentato dal catto-imbecille Salvini
Il bue e l’asinello accanto alla mangiatoia sono frutto di una traduzione sbagliata dal greco, che confondeva “epoche” con “bestie”.
Ma non basta.
Ritornando al presunto (e preteso) compleanno di Gesù, è solo partire dal IV secolo dopo Cristo (e solo nella città di Roma) si iniziò a festeggiarlo il 25 dicembre, poiché in quella data già si celebrava il Natale del Sole Invitto. Un culto pagano di un dio Sole, che per i cristiani ben si sposava con la nascita del Salvatore. E pure l’anno 1 non è quello che crediamo: fu un monaco sciita di nome Dionigi il Piccolo che, nel 525, decise che bisognava iniziare a contare gli anni dalla nascita di Gesù. Ma sbagliò i suoi calcoli: attualmente siamo infatti almeno nel 2022.
E la cometa che avrebbe annunciato la nascita del Salvatore di una Umanità, il primo di una lunga serie!, che ancora non aveva conosciuto la degenerazione del salvinismo e dell’imbecillità leghista?
Nel Vangelo di Matteo si parla di una stella, ma non c’è nessun riferimento al fatto che si trattasse di una cometa. E visto che, almeno fino al XVII questi corpi celesti erano visti come segnali di prodigi certi, sembra strano che l’evangelista possa aver omesso il dettaglio. Il primo ad aver inserito la stella cometa, in realtà, è stato Giotto, affrescando la Cappella degli Scrovegni a Padova tra il 1303 e il 1305. Probabilmente ispirato dal passaggio nel 1301 di un bolide, ribattezzato poi secoli dopo con il nome di Cometa di Halley.
Tutto  questo, naturalmente, Capitan Nutella lo ignora, com’è peraltro comprensibile per uno che, in vita sua, non solo non ha mai lavorato, ma non ha neppure letto l’etichetta dei vini scolati a litri.
In definitiva, il presepe, nelle mani di Salvini, ci sta benissimo. Trattandosi, nel primo caso, di una bufala e, nel secondo, di un esperto di bufale.
Il massimo, poi, lo si otterrebbe mettendo Capitan Nutella al posto del bue. Soprattutto perché nessuno noterebbe la differenza…

Luca Ariano
(con la collaborazione di Dora Tosta)