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Chi ama ancora Obama?

Doveva essere “la speranza dell’America”, per quelli che scrivono America senza K.
Doveva essere “la speranza in quanto tale”, per il “popolo di sinistra” che, a furia di vivere sperando, è morto soffocato dalle feci che ha prodotto coscientemente, volutamente e colpevolmente anno dopo anno, menzogna dopo menzogna, infamia sopra infamia.
In realtà, il meticcio-serpente, non troppo diversamente dal suo predecessore Belzebù-Bush, ha continuato imperterrito ad assassinare civili inermi, compresi donne e bambini, in Afganistan e Pakistan, senza alcun gesto di ripensamento o di autocritica.
Ma, al contrario, versando lacrime (per l’appunto: di serpente!) di commozione per Neda, la giovane donna che sarebbe stata ferita in Iran durante le manifestazioni antigovernative organizzate e finanziate dal “democratico che più non si può” Obama per rovesciare il verdetto di elezioni svoltesi regolarmente.
Un po’ com’era avvenuto in Palestina, in Egitto, in Algeria, in Cile, nei Paesi ex sovietici, in epoche passate ed in anni molto più recenti…
Ha seguitato a parlare di “pace, libertà e sicurezza”, di quella stessa sicurezza per cui gli yankee si sentono autorizzati da sempre a dichiarare “guerra preventiva” contro chiunque minacci “la stabilità mondiale” (leggi: l’ordine imperiale del popolo più stupido del mondo!) e a sostenere un infame colpo di stato in Honduras, non senza che la “democratica” signora Clinton non si lasci andare ad ultrademocratici appelli al “dialogo”.
Ha denunciato gli abusi e le torture della CIA contro i presunti terroristi (ragazzini compresi) di Al Qaida, senza peraltro incriminare o sbattere in galere gli autori materiali degli abusi o i responsabili “che stanno in alto, molto in alto”, a fianco dello stesso dio che ispirava, prima dei loro, i misfatti di Hitler.
Ha chiuso la prigione di Guantanamo, nel senso che la ha spostata altrove, moltiplicando i luoghi dell’infamia, della tortura e dell’illegalità.
Ha stanziato miliardi di dollari per la ripresa economica, ma li ha fatti finire nelle mani di quegli stessi gruppi economici che hanno succhiato come vampiri metropolitani i risparmi dei cittadini grazie ad artifici finanziari di ogni genere.
E sui quali gli organi governativi di controllo chiudevano, giusto per non far torti a nessuno, entrambi gli occhi.
Ha dato prova del “pacifismo” che solo i soliti imbecilli de Il Manifesto gli avevano attribuito (scoprendolo, forse, nella predilezione del Nostro per l’assoluta mancanza di reattività dei cadaveri dei “nemici non combattenti” della Patria della Libertà) creando… una squadra speciale per gli interrogatori dei “sospetti terroristi” gestita direttamente all’inizio dalla stessa Casa Bianca e successivamente dall’FBI.
La quale, a quanto si deduce leggendo le pagine del “quotidiano comunista”, sembrerebbe una specie di ONG i cui membri di preoccupano soltanto di assistere “amorevolmente” i prigionieri ed i profughi.
Ha dichiarato, in un’ennesima performance pacifista, che se il Pakistan si fosse comportato “male”, lui, il Serpente-Presidente, l’avrebbe… bombardato!
Una gaffe? Sì, come la chiusura di Guantanamo quando, fra l’altro, resta aperto Bagram, in Afganistan, un lager peggiore persino di quello cubano!
Per farla breve e per finirla con le imprese di un miserabile che si distingue dai suoi predecessori solo per il colorito del volto, meritano attenzione le parole dello scrittore Jonathan Franzen: “Obama non è così di sinistra, fa politiche simili a quelle delle altre amministrazioni”.
Oltreoceano viene concesso spazio a queste posizioni, per comprensibili (e
repubblicani) motivi: qui da noi no.
Perché non si deve toccare un “dogma”, perché non si deve oscurare “un mito”, perché non si deve affievolire “una speranza”.
Così, un articolo come quello pubblicato dal New York Times ed in cui si afferma che “su questioni di spessore, come la tortura e la detenzione a tempo indeterminato, il Presidente ha disorientato i progressisti per la riluttanza a contestare o a cambiare le politiche di Bush”, da noi non ha trovato nessuna eco.
Eppure si trattava di un articolo di Paul Krugman, uno dei santoni della sinistra moderata e de Il Manifesto.
Che, naturalmente, dello scritto di uno dei suoi idoli d’oltreoceano, si è ben guardato dal dare notizia. Rifilando ai suoi lettori l’ennesima bufala.
Anzi, l’ennesimo serpente avvelenato…

Luca Ariano