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Una lettera dal Brasile

Riceviamo e pubblichiamo


Mi permetto di inviare in allegato a chi accompagna le tematiche religiose un breve testo in cui ho riassunto quello che fino ad ora ho capito rispetto al collegamento fra militanza politica e neopentecostalismo in Brasile (“Confronti”, ottobre 2019). Aggiungo anche alcune considerazioni personali che gli accadimenti del 10 novembre in Bolivia mi spingono a condividere.
Non può infatti passare inosservato che i leader dei soggetti che hanno aggredito istituzioni e persone boliviane nella settimana precedente a tale data, in particolare Luis Fernando Camacho, hanno invaso il palazzo presidenziale al grido “la Bolivia appartiene a Cristo”, con Bibbia in una  mano e bandiera nell’altra, aggiungendo ““Pachamama non tornerà mai più nel palazzo”. La autoproclamata “presidente” Jeanine Áñez è praticante di una delle megachiese (dalla quale trae il proprio consenso elettorale).
Né può passare inosservato il succedersi in tempi ravvicinati di prese di posizione pubbliche ampiamente moltiplicate dai media e dai social (forse in modo non casuale) di leader autoritari a varie latitudini, dichiarazioni che a volte sembrano una incitazione all’azione. L’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva non aveva ancora avuto il tempo di allontanarsi dal commissariato di polizia in cui era stato rinchiuso in modo anticostituzionali per 580 giorni l’8 novembre 2019 che già la oscura figura di Steve Bannon tuonava che Lula in libertà era un pericolo perché poteva avere a livello internazionale una influenza unificatrice (del campo democratico).
Dopo neanche 48 ore esplodeva l’orrore boliviano. Dopo altre 48, il 12 novembre veniva diffuso l’attacco al papa di oltre un centinaio di teologi e diaconi per eresia a causa del Sinodo della regione amazzonica, con riferimento esplicito alla idolatria verso Pachamama. Aggiungo che la simpatica abitudine di offendere le statue e i simboli di altre religioni è tipica del neopentecostalismo e del cattolicesimo ultra tradizionalista. La statuetta di Pachamama gettata nel Tevere si unisce agli arredi di culto delle religioni africane distrutti in continuazione in Brasile e al fuoco appiccato allo stendardo simbolico di Whiphala (peraltro simbolo ufficiale della Repubblica di Bolivia e anche bellissimo).
In mezzo a tutto questo la Polonia ha delle manifestazioni di massa che fanno venire i brividi, mentre altri afferrano simboli sacri come mazze per colpire. Un clima diffuso di suprematismo bianco (non è necessario dire il nome per praticare la sostanza) offusca l’orizzonte, impegnato ad alimentare un odio stravolto da fanatismo contro un nemico che si vuole a tutti i costi costruire. Sarebbe infantile non sospettare un qualche tipo di coordinamento e regia dietro a questi accadimenti che si propongono di minare la convivenza tollerante e rispettosa. E mi permetto di notare che si sente su tutto ciò un grande silenzio. L’integralismo cristiano non è meno pericoloso e ripugnante di quello islamico. A mio modo di vedere è giunto (non da oggi) il momento di informare su quello che succede e guardare in modo lucido la realtà del problema.
Teresa Isenburg
San Paolo, 14 novembre 2019

Ringraziamo la compagna A. per averci messo a conoscenza della lettera che avete appena letto.
L’immagine che la precede ed il titolo sono redazionali.
La Red/Azione de ILBUIO