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Il Contrap(Punto): lo specchio del paese

Quando si discute della rappresentanza parlamentare in una democrazia (borghese) sorge spesso una domanda: i rappresentanti politici sono effettivamente lo specchio del livello culturale dei suoi cittadini?
L’analisi può partite da diversi punto di vista. Eccone uno.
Martedì 12 novembre in due trasmissioni sul canale La7, Otto e Mezzo condotto dall’ex giornalista in quota PSI Lilli Gruber e Dimartedì con il pacioso Floris, si è dibattuto del caso di Liliana Segre, la senatrice a vita sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti e coperta di insulti via social. Una questione che per qualche giorno ha monopolizzato l’informazione italiana.
Ebbene, le risposte fornite dai due maggiori esponenti dell’attuale (udite bene!) destra di questo paese, Meloni e Salvini, il possibile nuovo futuro governo del popolo, sono state di un tenore che potrebbe apparire esilarante, se non fosse semplicemente patetico nella propria sottomissione culturale.
La Meloni ha dribblato la domanda, accusando la sinistra di essere contro Israele, mentre Salvini ha equiparato il nazismo ed il comunismo aggiungendo che il giorno successivo sarebbe stato ospite dell’inaugurazione del consolato israeliano a Firenze come prova tangibile che lui, lo sparapalle più amato dagli italiani, non c’entrerebbe nulla con l’antisemitismo.
Qualunque persona dotata di un minimo di onestà intellettuale e di conoscenza storica, dunque nessuno dei giornalisti presenti alle trasmissioni citate e la stragrande maggioranza degli elettori che non ha protestato in nessuna forma, noterebbe che:
- Liliana Segre è stata liberata dal campo di Auschwitz dall’Armata Rossa quindi, a maggior ragione in questo caso, l’equiparazione tra nazismo e comunismo oltre che un falso storico, è una puttanata di dimensioni colossali.
- L’equiparazione ebrei-semiti è una forzatura politica della propaganda. Anche i palestinesi, ad esempio, sono semiti.
- Israele è uno stato fondato e costruito da un movimento che si dice sionista, dunque essere contro la politica di Israele vuol dire essere antisionisti e non antisemiti.

Qualunque scribacchino onesto avrebbe fatto notare che Israele col caso-Segre non c’entra nulla. Invece nessuno degli ospiti presenti (giornalisti, dunque cittadini informati che avrebbero il compito di divulgare i fatti) si è lanciato contro le fregnacce politically correct dei venditori di fumo, i quali, sia detto per inciso, stavano affannosamente confermando il proprio totale asservimento all’ideologia imperialista dominante alla faccia degli strali propagandistici nazionalisti utili a fini elettorali.

A ulteriore conferma del fatto che tutto l’arco parlamentare, la quasi totalità dell’informazione e la maggioranza del popolo italiano è schierato allo stesso modo. Non contro il nazismo, ma a favore di Israele. E che il “popolo italiano”, in sostanza, non ha problemi a schierarsi a favore degli Stati Uniti e dei suoi alleati, come una brava colonia, salvo poi lamentarsi del fatto che gli italiani non possono decidere.
Il tutto, in fondo, ci aiuta a soddisfare la domanda retorica posta all’inizio.
Sulle questioni fondamentali la maggior parte degli italiani, e di conseguenza i rappresentanti che eleggono, sono uniti.
L’Italia è una colonia, la gran parte degli italiani è felice di esserlo e lo dimostra tramite il voto.

Renato Battaglia