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Poveri e poveracci

L’ex-bibitaro del San Paolo (inteso come stadio di calcio, cioé come storico collettore dell’intelligenza cittadina e non) miracolato da San Gennaro che ha reso possibile la sua nomina a Ministro in ben due governi, il guaglioncello Giggino Di Maio, quand’era vice-presidente del Consiglio aveva annunciato pubblicamente e a più riprese, facendo ricorso alla sua proverbiale e comprovata faccia tosta, l’“abolizione della povertà” nel nostro sfortunato Paese. Un proclama del tutto propagandistico, smentito, come sempre nel caso dei proclami pentastellati, dai fatti.
I più recenti dati ISTAT registrano infatti un aumento della povertà assoluta, con un’incidenza del 6,9 per cento per le famiglie (era 6,3 per cento nel 2016) e dell’8,4 per cento per gli individui (da 7,9 per cento).
Si tratta di oltre 5 milioni di persone che vivono in situazione di indigenza in Italia ed è il valore più alto registrato dall’ISTAT dall’inizio delle serie storiche, nel 2005. E’ in aumento anche la povertà relativa, categoria in cui rientra chi vive nelle famiglie (3 milioni 171 mila) che hanno una spesa al di sotto della soglia di 1.085 euro e 22 centesimi al mese per due persone: una condizione che riguarda 1 italiano su 6. Drammatica, in particolare, è la situazione al Sud, dove 1 abitante su 10 vive in indigenza, e tra i minori: sono 1,2 milioni i bambini e ragazzi in povertà.
Le cose non vanno diversamente se prendiamo in considerazione i bambini.
In Italia, sono infatti oltre un milione e 260 mila i bambini che vivono in condizioni di povertà assoluta; negli ultimi dieci anni sono triplicati: passando dal 3,7% del 2008, pari a 375 mila, al 12,5% del 2018. Di questi bambini: 563 mila vivono nel sud, 508 mila al nord e 192 mila al centro.
Si tratta di un record negativo tra i Paesi europei che ha visto un peggioramento negli anni più duri della crisi economica, tra il 2011 e il 2014, quando il tasso dei bambini in povertà assoluta passò dal 5% al 10%. Stesso trend anche per quei bambini e adolescenti che fanno parte della cosiddetta “povertà relativa”: nel 2008 erano 1.268.000 e a 10 anni di distanza sono aumentati a 2.192.000.
In conclusione, solo una cosa appare certa (e con i Pentastellati le certezze sono tutt’altro che scontate, vista, ad esempio, la “disinvoltura” con cui le pecorelle di Grillo sono passate dall’alleanza con i leghisti a quella con i piddini!): la sola povertà ad essere stata abolita è quella… personale di Di Maio.
Che comunque, era e resta un poveraccio.

Eugenio Colombo